Urban Art storytelling a Milano

[5 minuti di lettura]

A Milano sempre più le attività di Urban Art  si sviluppano su concetti di storytelling strutturati. Il primo quartiere museo al mondo come ORME (Ortica Memoria), opere di grando impatto socaie e artistico come Necesse e il futuro Miracolo a Milano di SMOE e i parchi di murales Corba Cinque Cerchi e Street Player, dedicati allo sport e multi artista sotto la supervisione di Stradedarts.

Agli antifascisti e ai deportati politici - Luigi Pestalozza

"Vogliamo raccontare la storia di Milano e del suo secolo breve dipingendola sui muri, così che tutti possano conoscerla e riviverla camminando per le strade del quartiere Ortica" così si presenta ORME, un itinerario culturale e identitario quindi, un percorso di ricerca della memoria che porti i milanesi e i visitatori fuori dal centro, per ampliare visione, emozione e conoscenza della nostra città e delle sue periferie ricche di storie e di energie sociali. Si tratta di un museo permanente di Milano, accessibile a tutti, gratuito, con mappa e app multimediali, un polo culturale nella città dove passeggiare e poter dire "qui la storia la conoscono anche i muri".

Necesse - Studio SMOE

Un altro approccio quello di SMOE che, con grandi murales tematici come Necesse, una delle più grandi pareti dipinte d'Italia racconta una storia complessa in un momento difficile. Il muro si trova in un parco pubblico in via Via Ludovico di Breme e misura circa 1300 mq. Si tratta di un progetto che ha come scopo quello di mettere in luce i cambiamenti nella nostra società, dovuti all'emergenza sanitaria Covid19. Cambiamenti sociali, ambientali ed economici che sono stati messi in primo piano e alcuni professionisti lavoratori che si sono rivelati fondamentali. Necesse rappresenta un omaggio a quelle persone più umili che hanno lavorato instancabilmente per garantire i bisogni primari della  comunità.

Miracolo a Milano (render) - Studio SMOE

Un secondo murales, sempre di studio SMOE, che una giuria popolare ha scelto come progetto da realizzare sui muri del quartiere Lambrate è Miracolo a Milano, racconterà la storia legata al film e ai suoi creatori. Vittorio De Sica e Cesare Zavattini osserveranno infatti l'uno accanto all'altro le scene e i protagonisti principali di quel Miracolo a Milano, che 70 anni fa avevano diretto e scritto in un maxi-murale di 45 metri di lunghezza per 5,5 di altezza, ispirato al film del 1951.

Corba Cinque Cerchi - SteReal

Il progetto Corba Cinque Cerchi è legato invece al mondo dello sport e, in particolare agli sport olimpici invernali, e che costituirà una sorta di "avvicinamento" alle olimpiadi Milano-Cortina 2026. Si tratta di un vero e proprio parco di murales che trasformerà le 38 pareti delle case popolari a schiera del quartiere Corba in altrettante opere di Urban Art: un’iniziativa di riqualificazione urbana

L'ultimo progetto è un'opera collettiva, coordinata da Stradedarts, in collaborazione con Ippodromo Snai di San Siro, che viene realizzata con cadenza biennale ed è arrivata alla sesta edizione.
Ogni edizione viene dedicata a una tematica specifica. Si tratta di Street Players, il più grande evento di Graffiti Writing e Street Art d'Italia, con 500 artisti all''opera sui 5 chilometri del muro di cinta dell'ippodromo del galoppo a Milano.

Street Players

Quest'anno il tema dei tre giorni di lavorazione collettiva (8-9-10 luglio) sarà la celebrazione dei 40 anni dalla vittoria della nazionale italiana ai mondiali di calcio di Spagna del 1982
Grazie al 3-1 contro la Germania Ovest, gli Azzurri di Bearzot, di fronte al presidente Sandro Pertini, alzarono al cielo l'11 luglio 1982 la Coppa del Mondo per la terza volta nella storia dei Mondiali.
Ognuno dei 500 artisti interpreterà questo storico evento sui muri davanti allo stadio e nelle vie principali di accesso a San Siro (Viale Caprilli e Via Diomede) e le opere rimarranno per i due anni seguenti.

Street Players

A completare quest'opera collettiva durante l'evento conclusivo di domenica 11 luglio verrà proiettata la finale di Madrid del 1982.

Progetti di Urban Art differenti, con alla base però un unico grande comun denominatore: l'arte e la possibilità per tutti di fruirne liberamente. Una logica di trasformazione di una città una volta definita "grigia" come Milano in un'esplosione di colori e di bellezza con l'intento di rigenerare specifici luoghi o interi quartieri in zone non centrali, ma non per questo meno "vissute" e con l'idea di rafforzare il senso di appartenenza.

TORNA ALLA PAGINA NEWS

Foto: Alessandro Pestalozza, SMOE, Stradedarts


BiodiverCities 2030 - Soluzioni Nature-based per un futuro urbano resiliente e sostenibile

[6 minuti di lettura]

Il World Economic Forum ha fortemente caldeggiato alle città di trasformare il loro rapporto con la natura per affrontare la biodiversità e le crisi climatiche.
Il report "BiodiverCities by 2030" illustra perché i decisori delle aree urbane, sia in ambito pubblico che privato,​ devono ormai agire considerando le loro città come "sistemi viventi" le cui funzioni economiche, sociali ed ecologiche sono in equilibrio. I cosiddetti investimenti "Nature positive", come per esempio le Soluzioni Nature-based (NbS) per le infrastrutture o la riconversione di aree urbane ad ambienti naturali, potrebbero infatti creare oltre 59 milioni di posti di lavoro nelle città di tutto il mondo e generare oltre 1,5 trilioni di dollari di valore d'affari annuo entro il 2030.

Le NbS sono soluzioni che si "ispirano alla natura" e possono contribuire allo sviluppo di ambienti urbani resilienti e sostenibili. Si tratta di strumenti efficaci per affrontare sfide come la perdita di biodiversità e gli effetti dei cambiamenti climatici. Oltre a mitigare i cambiamenti climatici queste soluzioni offrono anche benefici economici, ambientali e sociali. Aiutano a migliorare la qualità dell’aria , la biodiversità, a diminuire il rischio di inondazioni e a controllare l'effetto del surriscaldamento in ambito urbano.

Le Soluzioni Nature-based in ambiente urbano possono essere di diverso tipo e coinvolgere ambienti differenti: parchi pubblici, giardini comunitari, tetti a verde, agricoltura urbana e misure per l'attenuazione delle inondazioni. Il report dimostra come le NbS, sia in contesti urbani che rurali, possano garantire oltre un terzo dell'apporto necessario alla riduzione del surriscaldamento da qui al 2030, per riuscire a contenere il riscaldamento globale al di sotto dei 2 °C. Oltre a ciò ovviamente le NbS possono efficacemente contribuire alla creazione ambienti di vita sani per le popolazioni urbane e, come già accennato, a rilanciare l'economia locale creando posti di lavoro.

Nonostante tutto ciò l’implementazione delle NbS urbane sta procedendo a rilento. Il motivo principale è essenzialmente economico: le NbS possono essere costose per le comunità locali e i possibili finanziatori privati non sempre beneficiano direttamente delle NbS, se non nel lungo periodo. Peraltro una collaborazione pubblico-privato è l'unica soluzione vincente per questo tipo di progetti.

Per riuscire a realizzare la visione che emerge da BiodiverCities entro il 2030 sono necessari dei cambiamenti nei modelli di sviluppo urbano ed è fondamentale il contributo di tutte le componenti della società.

In primo luogo le città devono adottare un "approccio sistemico" alla governance urbana che prenda in considerazione le esigenze di tutte le parti interessate, tenga conto del valore degli ecosistemi naturali e si allontani dai modelli legacy in cui le decisioni vengono definite solo dall'efficienza dei costi e da una pianificazione urbana ad hoc.

In secondo luogo le città devono reintegrare il concetto di "natura" nelle loro decisioni di pianificazione territoriale e ripristinare un "substrato naturale" quale elemento fondamentale del loro sviluppo.
Ciò significa preservare gli habitat naturali all'interno e intorno alle città, riqualificare i terreni degradati (attraverso, ad esempio, la piantumazione di alberi) e crescere in maniera smart "incorporando" la natura in infrastrutture nuove o ripensate, come per esempio corridoi verdi lungo le strade principali e tetti a verde sugli edifici di nuova costruzione.

In terzo luogo, sono necessarie azioni per rendere la natura un "investimento attrattivo" per i mercati finanziari e indirizzare i finanziamenti privati nel "capitale naturale" delle città.

Due esempi di Soluzioni Nature-based sviluppate sono il "The Back Garden" a Glasgow e la "Green Roof Strategy" di Amburgo.

Nel primo caso, unendo in un unico progetto realtà sanitarie e ambientali, la Green Exercise Partnership (GEP) dimostra come un uso innovativo di fondi pubblici possa condurre a soluzioni nuove e di successo. La GEP ha chiaramente dimostrato che le Soluzioni Nature-based si possono sviluppare anche (e soprattutto) quando si incontrano ambiti profondamente differenti e che, se struttutate nel modo corretto, queste attività sono facilmente ed efficacemente replicabili. Utilizzando fondi sia del bilancio sanitario sia di quello ambientale è stato possibile aumentare lo spazio verde, in maniera naturale e sostenibile, in modo da sfruttarlo per ridurre i tempi di recupero dei pazienti, risparmiando così, alla fine, sui costi sanitari.

Nel secondo caso la strategia di Amburgo è stata quella di creare dei tetti con superfici a verde. Una delle attività fondamentali è stata la campagna per informare i proprietari e i condomini degli edifici sui vantaggi di avere un tetto piantumato a verde. Diffondere la consapevolezza del potenziale risparmio sui costi e sostenere finanziariamente l'attuazione di questo tipo di Soluzioni Natural-based è risultato poi vincente, con la superficie totale dei tetti a verde di Amburgo che è quasi raddoppiata nell'arco di tre anni.

In tutto questo è di estrema importanza comprendere che, proprio per la peculiare caratteristica innovativa di questo tipo di progetti, si tratta di coddetti progetti "learning by doing". È infatti necessario combinare, da un lato, una visione chiara e audace di una città completamente sostenibile e, dall'altro, l'adozione di misure effettivamente realizzabili. Muoversi nella giusta direzione, anche a piccoli passi, è fondamentale. Verranno anche commessi errori, ma le aree urbane devono assolutamente iniziare a includere le NbS nei loro scenari e prendere come riferimento la visione di lungo periodo per decide il modo migliore di procedere.

Le soluzioni Nature-based garantiscono quindi ritorni molto promettenti per il futuro delle città. È sempre più lampante come ormai tutte le aree urbane debbano trasformarsi in queta direzione e di come sia necessario, se non fondamentale, sbloccare sempre più i co-finanziamenti dei privati per riuscire concretamente nello sviluppo delle NbS.

TORNA ALLA PAGINA NEWS

PER APPROFONDIMENTI:
United Nations Global Impact, Nature-based solutions to address climate change
Ellen MacArthur Foundation, Circular Cities: thriving, liveable, resilent
World Economic Forum, BiodiverCities by 2030
World Economic Forum, New Nature Economy Report Series
NatureScot, Green Ways To Health Case Study: Possilpark Health & Care Centre
Scottish Forestry, NHS Greenspace for health and wellbeing
Hamburg Ministry for Environment and Agency, Green Roof Strategy Hamburg
Climate ADAPT, Four pillars to Hamburg’s Green Roof Strategy: financial incentive, dialogue, regulation and science
Hamburg Ministry for Environment and Agency, Hamburg’s Green Roofs Economic Evaluation


"Pianeta e ritorno economico" e "State of place" gli elementi che i marketer devono tenere in considerazione

[4 minuti di lettura]

WARC è una multinazionale britannica che fornisce conoscenze ed expertise in ambito maketing e strategia alle più grandi agenzie di pubblicità e media del mondo, alle società di ricerca, a università e aziende.

Ogni inizio anno pubblica il Warc Marketer's Toolkit evidenziando quali siano le 5 tendenze globali che segneranno le varie industry nell'anno in corso.

TrendWatching è invece una delle principali realtà di analisi delle tendenze dei consumatori nel mondo, nata per ispirare e trasformare le tendenze e gli insight in innovazioni a beneficio di tutti.
Ogni anno identiifica una parola chiave (quest'anno 'apocaloptimism') alla luce della quale si evidenziano 5 megatrend e si ramificano 22 opportunità di cui tenere conto nel corso dell'anno.

Il WARC Marketer's Toolkit 2022 indica come prima tendenza è "considerare sia il ritorno economico che il pianeta", mentre TrendWatching definisce del primo megatrend "State of Place".

La crisi legata ai cambiamenti ambientali è ormai uno dei topic di primaria importanza per le aziende, vista l'urgenza che emerge da molteplici analisi e ricerche nel mondo.

I marketer che decidono di impegnarsi in progetti per la salvaguardia del pianeta devono ormai riconsiderare i modelli di vecchia data, formulati ancora sul paradosso del raggiungimento di una crescita infinita su un pianeta finito: è Insomma urgente adottare un differente approccio alla crescita.

Un elemento utile da considerare, secondo WARC, è quello che viene definito "double bottom line" (DBL), un approccio che dà uguale peso sia ai profitti e che agli impatti ecologici derivanti dall'attività di un'azienda.... e gli investitori sono sempre più sensibili e propensi a considerare favorevolmente questa idea, perché ritengono che le aziende con forti credenziali ambientali, sociali e di governance (ESG) siano meglio posizionate nel medio-lungo periodo.

Passando TrendWatching si evidenzia come uno dei megatrend identificati consista nella ritrovata forza del "locale", anche per sottolineare quanto i consumatori apprezzino quei brand che lavorano per migliorare territori e comunità. Ora, per quanto il lavorare da remoto e le tecnologie immersive rendano gli orizzonti più sfumati, alla fine per la maggior parte delle persone la vita di ogni giorno si svolge intorno a determinati punti fermi, siano essi il proprio quartiere o la propria comunità.

Entrambe le tendenze possono essere riassunte come un'evoluzione di ciò che, già una ventina di anni fa, Jacques Seguelà affermava ovvero che "L’idea pubblicitaria non ha valore se non aderisce alla sociologia del momento, adesso se vuole sopravvivere deve dotarsi di una morale. Non ci sarà spazio nei prossimi decenni per una marca che non saprà agganciarsi a una delle grandi battaglie sociali del momento".

Nello scenario attuale, infatti, i brand sono sempre più chiamati a operare con soluzioni pratiche e innovative in grado di generare un miglioramento visibile nelle vite quotidiane delle persone.

In particolare in quest'ambito le aree metropolitane, che sono da sempre culla e simbolo delle civiltà che hanno incarnato, è necessario ripensino a se stesse migliorandosi e valorizzandosi.

Del resto le sfide sempre crescenti poste dal finanziamento di progetti di questo tipo (e la limitata disponibilità di denaro pubblico da investire) richiedono sempre più di unire risorse pubbliche e private.

In tutto questo quindi, se riusciremo, con un mix di impegno pubblico e privato, a immaginare e a realizzare una nuova idea di città (più sostenibile, più equa, più integra, più vitale, migliore da vivere) si riuscirà anche a riprogettare un futuro migliore per tutti.

TORNA ALLA PAGINA NEWS

PER APPROFONDIMENTI:

WARC, MARKETER'S TOOLKIT 2022

TrrendWatching, 22 Consumer trend opportunities for 2022

Foto by: Markus Spiske, Adam Jang and NeONBRAND on Unsplash


Trend 2022 per i brand in termini di sostenibilità e rigenerazione

[6 minuti di lettura]

È uscito recentemente il consueto report di Wunderman Thompson "The Future 100" in cui, come ogni anno, la unit futurologia, ricerca e innovazione dell'agenzia predice le innovazioni che diventeranno mainstream nel 2022 e le tendenze di marketing e brand.

Di tutte quelle analizzate ce ne sono alcune che riguardano la sostenibilità e la rigenerezione urbana. In particolare:

  • Mini foreste
  • Green Mapping
  • Brand impegnati nella rigenerazione
  • La natura nei posti di lavoro

Mini foreste

Le città fanno spazio a mini foreste, consentendo agli abitanti delle città di riconnettersi con la natura e la fauna selvatica

Le mini foreste stanno nascendo sempre più in ambienti urbani, offrendo abitanti una nuova forma di spazio pubblico.
Una sempre crescente attenzione alla biodiversità urbana vede, in tutto il mondo, sempre più le comunità impegnate a creare piantare foreste in spazi pubblici, unendo le persone con l'intento di proteggere il pianeta, riportare la natura in città e creare luoghi di socializzazione.
Le mini foreste sono state create nei parchi urbani di Los Angeles nell'ottobre 2021 come parte del Park Forest Initiative della Los Angeles Parks Foundation.
Nel quartiere londinese di Chelsea si sta piantando una foresta “autoctona” di 240 metri quadrati per ripristinare la biodiversità e far sì che i residenti possano riconnettersi con la natura.
Seicentotrenta alberi e arbusti verranno messi a dimora dalla SUGi Forest Makers, una realtà che "investe nella natura e ripristina la biodiversità" in collaborazione con il brand di lusso Louis Vuitton e la società di gestione immobiliare Cadogan.
Sempre a Londra, il consiglio di Islington ha annunciato a fine ottobre 2021 l'intenzione di nominare uno "tree specialist" in ogni complesso residenziale.
Dall'altra parte del mondo, in Nuova Zelanda, all'inizio del 2021 la Nelson Whakatu Microforest Initiative ha iniziato a preparare il terreno per una mini foresta a Enner Glynn un sobbrgo di Nelson, come una delle innumerevoli azioni comunitarie per riportare flora e fauna nelle aree urbane e combattere il cambiamento climatico.
In India la Afforestt crea fitte mini foreste nei parcheggi e nei cortili utilizzando il metodo Mayawaki. L’idea è sostanzialmente quella di riempire in maniera molto fitta le zone prescelte con piante autoctone in modo da creare un piccolo ecosistema funzionale in grado di ripristinare il suolo, proteggere risorse come l’acqua e la qualità dell’aria e agire come un “hotspot” di biodiversità.
I sostenitori del metodo Miyawaki affermano che le foreste in miniatura crescono 10 volte più velocemente, diventano 30 volte più fitte e hanno un livello di biodiversità 100 volte maggiore rispetto a quelle piantate con metodi più convenzionali.

Green Mapping
"I consumatori consapevoli hanno nuove priorità eco quando pianificano viaggi e trasferte e sono interessati a suggerimenti e consigli dei brand su come vivere in modo più sostenibile".

Nell'ottobre 2021 Google ha annunciato il lancio di tre nuove opzioni "environmentally conscious" in Google Maps. Eco-friendly Routing consente ai guidatori di vedere gli itinerari più efficienti in termini di carburante invece che solo i più veloci. Lite Navigation è pensata invece per i ciclisti che non vogliono essere distratti dalla strada che stanno percorrendo con indicazioni passo dopo passo. Nella terza opzione Google ha esteso a oltre 300 città in tutto il mondo le informazioni disponibili relative allo sharing di biciclette e scooter, aiutando in questo modo le persone a trovare più facilmente la micromobilità a loro disposizione. Ma l'impegno di Google relativamente alle informazioni sui viaggi sostenibili nel 2021 è andato ben oltre Maps. La ricerca di voli in tutto il mondo viene corredata con le stime delle emissioni per ogni tratta scelta, mentre gli elenchi degli hotel ora includono i requisiti in termini di sostenibilità e le certificazioni eco.
Nell'autunno 2021 è stata lanciata negli Stati Uniti la Wild Nectar Immersive Travel Collection una realtà che ha l'obiettivo di offrire viaggi di lusso rispettosi dell'ambiente.
È stato creato un esclusivo "EcoScore" per facilitare nella scelta di una destinazione sostenibile che si basa su fattori quali la conservazione, le emissioni e il miglioramento della qualità della vita delle comunità locali.
Small Luxury Hotels of the World ha lanciato nell'ottobre del 2021 la Considerate Collection. Il brand ha infatti selezionato, con il supporto del Global Sustainable Tourism Council, gli hotel della Considerate Collection in base al loro straordinario impegno per la sostenibilità (es. incremento della biodiversità locale o il miglioramento il benessere delle comunità locali).

I trasporti rappresentano il 24% delle emissioni dirette globali di CO2, secondo "Tracking Transport Rapporto 2020”.  La crescente consapevolezza di questo impatto sta portando le app di trasporti e le compagnie di viaggio a riprogettare le loro offerte, offrendo ai viaggiatori più opzioni  a tutela del pianeta.

Brand impegnati nella rigenerazione

"In tutti i settori, sempre più brand si stanno impegnando per sviluppare pratiche rigenerative, potenziando i loro obiettivi di sostenibilità. I brand stanno infatti riconoscendo come fare meno danni al pianeta non sia più sufficiente. Rigenerare le risorse a livello globale e riparare i danni accumulati nel corso dei secoli diventa ora l'obiettivo finale della sostenibilità".

La rigenerazione va oltre il concetto di "provocare meno danni al pianeta", il suo scopo è invertire la tendenza ripristinando e rinnovando le risorse.
Dal report "Regeneration RIsing" di Wunderman Thompson Intelligence del 2021 emerge come l'84% degli intervistati ritenga che le aziende debbano avere un ruolo di leadership nell'ambito rigenerazione oppure non si riuscirà nell'intento e i brand sempre più si stanno impegnando in questa direzione.
Il brand di fashion sostenibile californiano Christy Dawn, nel settembre 2021, ha lanciato The Land Stewardship, un innovativo programma basato sull'agricoltura rigenerativa. Attraverso l'iniziativa, i clienti possono investire $ 200, aiutando a convertire un appezzamento di terreno dalla coltura di cotone in maniera convenzionale ad una basata su pratiche rigenerative.
Quando il cotone viene raccolto ai clienti vengono rimborsati in base alla resa del cotone sul terreno in cui hanno investito. In questo modo si coinvolgono i clienti in un processo virtuoso perché hanno un "reale" interesse nel supportare attivamente un'azienda impegnata in un'attività rigenerativa.
Anche i grandi brand di moda stanno investendo nell'agricoltura rigenerativa.
Nell'ottobre 2021, Ralph Lauren ha annunciato la collaborazione con il Soil Health Institute per lanciare il Regenerative Cotton Fund negli Stati Uniti.
Conservation International e il gruppo Kering, leader nel mondo del lusso, con l'iniziativa Regenerative Fund for Nature, hanno l'obiettivo di convertire un milione di ettari di terra a colture rigenerative nei prossimi cinque anni.
Anche lato distrbuzione ci sono iniziative di rigenerazione. Morrisons, una catena di punti vendita alimentari nel Regno Unito, ha annunciato nell'ottobre 2021, una partnership con McDonald's, Harper Adams University e la National Farmers’ Union (realtà che rappresenta gli agricoltori). Scopo dell'iniziativa è la prima scuola nel Regno Unito su cibo e agricoltura sostenibili per arrivare a trasformare le pratiche agricole del Paese.
Prima ancora di tutto ciò Walmart, nel settembre 2020, si è data l'obiettivo di ripristinare almeno 20 milioni di ettari di terreni entro il 2030.
Negli ultimi anni le aziende alimentari hanno dettato il passo dell'agricoltura rigenerativa, con grandi multinazionali come Danone, Nestlé e General Mills che hanno reso pubblici i piani per aiutare i loro fornitori ad adottare tecniche rigenerative. Nell'aprile 2021, PepsiCo ha annunciato l'obiettivo di arrivare ad applicare pratiche rigenerative su quasi tre milioni di ettari di terreno entro il 2030.

La natura nei posti di lavoro

La tendenza generale degli ultimi cinque anni è stata l'hotelificazione degli uffici. Nei prossimi cinque anni la tendenza sarà una conversione all’"outdoorification" degli uffici, con le aziende che puntano sempre più sulla natura come futuro elemento del design degli uffici"

Orti, alveari e birdwatching sono elementi sempre più presenti negli ambienti di lavoro.

I dipendenti della Nuveen, una società d'nvestimenti con sede a Midtown Manhattan, possono aiutare a raccogliere il miele durante le pause pranzo su una terrazza circondata dai grattacieli. L'azienda ha infatti collocato due alveari nell'ambito di un progetto di rinnovamento da 120 milioni di dollari che si concluso nel 2021. È stato assunto un apicoltore per prendersi cura delle api e impartire lezioni ai dipendenti sulla raccolta del miele. Springdale Green, un nuovo centro direzionale sostenibile ad Austin in Texas, sta reinventando l'esperienza dell'ufficio che diventa "più fuori che dentro", con postazioni per il birdwatching, amache e circondato da piante autoctone e un bosco. Le persone che lavorano al Victor Building di Washington, recentemente ristrutturato, possono raccogliere le spezie dagli orti sul tetto prima di tornare a casa per preparare la cena.
Infine, la nuova sede di Uber a San Francisco, inaugurata nel marzo 2021, prevede 180 lastre di vetro alte più di 4 metri che si aprono e chiudono durante il  giorno per ventilare l'interno portando un po’ della vita all'aria aperta e contrastando il ricircolo di aria viziata.

TORNA ALLA PAGINA NEWS

PER APPROFONDIMENTI:
Wunderman Thompson, "Future 100: 2022"
SUGi Forest Makers
Francesca Biagioli, Mini foreste urbane ispirate al metodo giapponese Miyawaki stanno spuntando in tutta Europa per favorire la biodiversità, GreenMe, 17 luglio 2020
Russell Dicker, 3 new ways to navigate more sustainably with Maps, The keyword | Google, 6 ottobre 2021
Wild Nectar Collection
Small Luxury Hotels of the World - Considerate Collection
Christy Dawn, The Land Stewardship
Elizabeth Segran, This fashion label's latest product is not a dress or a coat. It's a prlot of land, FasrCompany, 27 settembre 2021
Rita Miele, Ralph Lauren lancia il Regenerative cotton fund negli Stati Uniti, MilanoFinanza Fashion, 29 ottobre 2021
Kevin White, Morrisons, NFU and McDonald's partner with Harper Adams for new sustainable farming school, The Grocer, 22 Ottobre 2021
Vijaya Solanki, The office tricks workers by hanging beehives and yard plot, Emnetra, 25 agosto 2021
Andrea Klick, Developer plans 30-acre Easrt Austin office campus with "sustainability and wellness" in mind, Austin American Statesman


Da "nonluogo" a museo a cielo aperto. L'esempio di KleinpolderpleinPark a Rotterdam

[4 minuti di lettura]

"Rotterdam è una città in movimento e quindi molta arte va alla deriva. Il parco delle sculture sotto il Kleinpolderplein sarà un omaggio alla ricostruzione, della quale lo snodo stradale è stato un simbolo. Un parco di sculture con opere d'arte del secolo scorso contribuirà a mantenere intatta la memoria della città"

CBK Rotterdam e il collettivo artistico Observatorium hanno ideato e stanno sviluppando in continuazione un innovativo progetto di rigenerazione urbana a base culturale a Rotterdam in Olanda.

Kleinpolderplein è il più grande snodo stradale dei Paesi Bassi, completato nel 1968, e progressivamente dismesso negli anni 2000. È uno di quei posti che Marc Augè definerebbe "nonluoghi", quegli spazi che hanno la prerogativa di non essere identitari, relazionali e storici.

Partendo da questi presupposti, a partire dal 2011 il nonluogo costituito dagli spazi sotto i calvalcavia è stato trasformato in un parco di sculture a cielo aperto.
Proprio perché non c'era una identità forte precedente e il luogo era "di passaggio", è stato deciso che le sculture, collocate su 15 piedestalli, sarebbero state opere che gli stessi curatori definiscono "orfane" cioè che, per qualche ragione, sono rimaste in un museo o devono essere spostate altrove.

Chiaramente il lavoro sulla percezione di una struttura come uno snodo autostradale può riverberare positivi cambiamenti anche alla città nel suo complesso, grazie alla comprensione delle qualità spaziali e alla creazione di una nuova identità culturale del luogo e questa era proprio la logica sottesa al progetto.

Sotto i cavalcavia infatti si apre uno spazio segnato dai grandi pilastri in cemento che sostengono l'imponente e complessa infrastruttura. Quasi mezzo secolo dopo il completamento dello snodo il mondo è cambiato e, con lui anche il sistema di viabilità urbana.

Quindi i tempi erano maturi per iniziare a ripensare l'area del Kleinpolderplein e Observatorium è stato così incaricato della trasformazione dello svincolo “from space into a place”, utilizzando l'intervento artistico invece che misure drastiche e costose come l'eventuale demolizione dell'infrastruttura. Dopo un primo step si è deciso quasi subito di creare una fondazione per continuare il lavoro a livello cittadino: è nato quindi il KleinpolderPark, con lo scopo di di rimarcare la nuova percezione di questo luogo.
Si è proceduto, in un continuo work in progress, ripulendo prima l'area sottostante il cavalcavia e, progressivamente, collocando le sculture con illuminazione ad hoc, come in una vera galleria.

La grande svolta avviene infine nell'aprile del 2016, quando la soprastante autostrada viene chiusa al traffico e aperta, come area pedonale, ai cittadini che si riappropriano delle corsie normalmente lasciate ai veicoli per godere della bellissima  sulla skyline di Rotterdam. L'iniziativa mostra le possibilità che si aprono alle città quando si inizia a guardare al tessuto urbano in una prospettiva diversa, di rigenerazione che, a volte, significa solo un utilizzo differente degli spazi per trasformarli in luoghi definiti: un progetto a basso costo, grande impatto e grandissima efficacia identitaria.

TORNA ALLA PAGINA NEWS

PER APPROFONDIMENTI:

Observatorium, Flanaren op de Flyover, observatorium.com
Christiane Bürklein, "Observatorium: KleinpolderpleinPARK Rotterdam", Floornature.com blog
Anne Reenders, "Eerst kunst, dan stedenbouw. Op expeditie met Observatorium", Publiek Gemaakt, 13/10/2014.

Cosa possono fare gli enti locali con l’aiuto dei brand per sviluppare politiche di rigenerazione urbana sostenibile

[6 minuti di lettura]

Fino a qualche tempo fa una buona gestione dell'ordinario era sufficiente a garantire un corretto ed efficiente sviluppo delle città, ma ormai non è più così.
Il "sistema città" deve evolvere, focalizzarnsosi su termini più ampi per gestire l’inevitabile declino e la trasformazione di intere aree. Si tratta infatti di un cambiamento di paradigma dettato da nuove logiche industriali e commerciali sulle quali si è poi, recentemente, innestata una situazione di pandemia che ha sconvolto gli tutti equilibri pre-esistenti.
Ciò ha comportato la necessità di andare oltre quelle che erano considerate le "buone pratiche", ovvero l'uso più efficiente delle risorse e la riduzione, anche significativa, dei consumi. Tutto questo come si traduce in un progetto di rigenerazione urbana?Ci sono una serie di approcci e soluzioni concrete che le città stanno applicando in settori essenziali dell’ambito urbano: energia, trasporti, miglioramento degli ecosistemi urbani, utilizzo più efficiente delle risorse e adozione e promozione di sistemi alimentari sostenibili (ad es. orti urbani e politiche antispreco).

Tuttavia per riuscire a operare un cambiamento reale, questo tipo di azioni non dovrebbe essere efficace sotto il profilo solo squisitamente "tecnico", ma anche rispondere a una serie di pre-requisiti e condizioni sia sociali che istituzionali. 
Diventa fondamentale anche il livello di collaborazione e condivisione dei cittadini, non solo con il fine di supportare e facilitare la realizzazione dei piani di rigenerazione stessi, ma anche come fonte di creatività e innovazione sociale. È infatti necessario che le città favoriscano l'adozione di comportamenti virtuosi sia tra i cittadini che all’interno delle amministrazioni della città. Ciò è una condizione essenziale per la sostenibilità degli interventi di rigenerazione urbana. Progetti di rigenerazione sempre più complessi e multidisciplinari richiedono infatti ai responsabili politici a livello cittadino (e non solo) di apprendere (e comprendere) modalità più efficaci di lavoro superando divisioni settoriali e confini amministrativi. Inoltre, tutte queste misure sociali e istituzionali, possono ricevere grande impulso dalla scelta di procedere con progetti pilota o laboratori urbani dove sia i decisori politici che gli attori locali (in particolare i residenti) vengano incoraggiati a pensare fuori dagli schemi e testare nuovi approcci e soluzioni a problemi ritenuti magari “endemici”.

Le sfide sempre crescenti poste dal finanziamento della rigenerazione urbana sostenibile richiedono sempre più di unire risorse pubbliche e private, pur mantenendo fermi gli obiettivi originari.
In alcuni casi, la limitata disponibilità di denaro pubblico da investire nella rigenerazione rende ancora più importante coinvolgere il settore privato per ottenere i finanziamenti necessari.

Risulta Infine di cruciale importanza considerare attentamente le differenti situazioni geografiche, storiche, economiche e politiche.
Ci sono città in Italia che hanno un tessuto urbano “fertile”, che hanno magari già adottato diversi progetti di rigenerazione urbana, e invece altre che devono ancora far propri gli elementi base per lo sviluppo di progetti di questo tipo. A seconda del livello, magari anche intermedio tra questi “estremi, è necessario valutare bene opportunità e risposte che ciascun agglomerato urbano può, e deve, affrontare e anche le modalità con cui procedere.Cosa possono fare quindi operativamente le città?
“Sustainable regeneration in urban areas” UrbanAct II dell’UE suggerisce alcuni principi generali utili per agevolare lo sviluppo delle aree cittadine in un'ottica di rigenerazione urbana sostenibile.1.  Favorire un approccio che vada a (ri)costruire con lo scopo di (ri)collegare gli stili di vita urbani con le questioni ambientali.2.  Integrare soluzioni tecniche e infrastrutturali con misure socio-economiche per affrontare efficacemente ambiti vulnerabili e disuguaglianze.3.  Implementare schemi di pensiero e azione interdisciplinari/interdipartimentali all'interno delle amministrazioni cittadine per riuscire a sviluppare soluzioni olistiche.4.  Incoraggiare, in maniera proattiva, il coinvolgimento dei residenti, non solo per convalidare/accettare le politiche urbane, ma come fonte di creatività, innovazione sociale, assegnando un ruolo guida alle comunità.5.  Sviluppare progetti pilota co-prodotti o in modalità di laboratorio urbano per favorire proposte fuori dagli schemi e una sperimentazione di nuovi approcci e soluzioni che siano replicabili anche in contesti complessi.6.  Per le città che hanno un tessuto urbano “fertile” (e hanno magari già adottato diversi progetti di rigenerazione urbana): continuare a migliorare le proprie politiche coinvolgendo i residenti e le parti interessate nella considerazione di scenari di rischio futuri. Un punto fondamentale è la necessità di riuscire a condividere quanto appreso (nel bene e nel male) con le città “in via di sviluppo”.7.  Per le città che invece devono ancora far propri gli elementi base per lo sviluppo di progetti di rigenerazione: cercare soluzioni per il contesto specifico, integrando nel contempo lezioni utili apprese da altri contesti. Approfondire la comprensione di tutte le componenti attive nel contesto urbano sulla portata delle sfide future. Cercare attivamente opportunità per imparare non solo dalle città che sono più “avanti”, ma anche da altre città “in via di sviluppo” che affrontano questioni simili.8.  Trattare la sostenibilità come un processo a lungo termine, che richiede quindi un impegno continuo da parte di tutte le parti interessate: politica, amministrazione pubblica e cittadini.

Come si evince, quindi, si possono sintetizzare delle indicazioni di massima pratiche che possono servire da guida per i diversi tipi di area urbana nello sviluppo in termini di rigenerativi.
Ovviamente si tratta di stimoli sui quali poi si innesta la capacità e la volontà di tutte le parti interessate (pubbliche, private e cittadinanza) per una corretta progettazione e riuscita delle attività in questione.

 

PER APPROFONDIMENTI:
Harriet Bulkeley, "Urban sustainability: learning from best practice?", Environment and Planning A 2006 volume 38, pages 1029 -1044.
AAVV, Sustainable regeneration in urban areas, URBACT II capitalisation, April 2015.
James Evans, Phil Jones, "Rethinking Sustainable Urban Regeneration: Ambiguity, Creativity, and the Shared Territory", Environment and Planning A 40(6):1416-1434, June 2008.
Di Andrea Colantonio, Tim Dixon, Urban Regeneration an Social Sustainability: Best Practices from European Cities, Wiley-Blackwell, 2010
Kerstin Hoeger, "Brandhubs: European Strategies of Corporate Urbanism", 4th ISUU: The European Tradition in Urbanism – and its Future, TU Delft, 2007

Trasformare un viadotto in una foresta: Seoullo 7017 Skygarden

[2,30 minuti di lettura]

Seoullo 7017 Skygarden è un parco pedonale realizzato riconvertendo un viadotto di una superstrada urbana in uno spazio verde pubblico.

Il parco è infatti stato realizzato dal 2015 al 2017 dallo studio MVRDV, in collaborazione con la municipalità di Seoul, alcune ONG locali, un team di paesaggisti e dei comitati di cittadini, su un cavalcavia lungo circa mille metri e alto circa 16 in disuso nel centro della capitale sudcoreana.

Il numero presente nel suo nome deriva dalla sintesi dell’anno di costruzione della struttura (70) e da quelllo della sua trasformazione in parco (17).

La logica alla base del progetto è quella di cambiare la vita quotidiana di migliaia di persone che ogni giorno attraversano il centro di Seoul. Di avviare quindi un primo passo per rendere il centro cittadino più accogliente, in un ottica di sostenibilità urbana, con un nuovo elemento che funga da “catalizzatore verde” in una città dominata dal traffico veicolare.

I frequentatori del parco possono infatti trovare a Skygarden 24.000 piante (tra alberi, arbusti e fiori) tipiche della flora sudcoreana. Le famiglie di piante sono disposte in ordine alfabetico su un asse da est a ovest in modo da rendere più facile e intuitivo orientarsi per questa sorta di vivaio urbano e trovare le diverse specie esposte.

Oltre alla parte di fruizione della vegatazione i visitatori, camminando sull'ex viadotto, sperimantano anche panorami della metropoli che prima non erano disponibili, viste inedite, cambiando così la loro stessa mappa mentale della città.

Skygarden è concepito come un insieme di piccoli giardini, ognuno con una propria pianta, un profumo, un colore, un’identità. Il punto focale del parco sono le due grandi piazze: Rosa Square, vivace e colorata, e Magnolia Square. In questi luoghi si tengono concerti, mostre, spettacoli, attività per bambini e sono presenti anche caffè e negozi.

Di notte il parco è illuminato con luci blu (colore più vicino alla natura) in contrasto con le fonti luminose della città. Durante feste e ricorrenze è anche possibile cambiare il colore dell'illuminazione.

Il parco vuole essere un luogo in cui il pedone si riappropria della metropoli, dove le persone possono rallentare i propri ritmi, vengono invitate a sedersi, a guardarsi intorno, ad ammirare piante e alberi, a incontrare i propri concittadini e, tutto questo, proprio nel cuore pulsante della città.

Oltre a ciò Skygarden mira a contaminare le aree circostanti il viadotto, con la strategia di trasformare l’intero quartiere, coinvolgendolo in una vocazione più green e a misura di pedone.

Ovviamente il parco, nelle intenzioni di ideatori e realizzatori, punta anche a diventare fonte di ispirazione per future evoluzioni dell’intera città e, più in generale, della Corea del Sud.

TORNA ALLA PAGINA NEWS

Per approfondimenti:
MVRDV "Seoullo 7017 Skygarden"
Archello "Seoullo 7017 - Skygarden"
Landezine "Seoullo 7017 Skygarden"
ArchDaily "Seoullo 7017 Skygarden / MVRDV"
Ami Smithers, "South Korea’s Seoullo 7017 Skygarden now open to the public" DesignCurial, 24 May 2017
Cities of the Future "Future Seoul - MVRDV converts Seoul highway into a Skygarden"
Immagini: Studio MVRDV
Assonometria: ArchiDaily


Urban Art, uno strumento innovativo per lo sviluppo sociale

[6 minuti di lettura]

L’Urban Art è entrata ormai a far parte del patrimonio culturale delle città. Alcuni artisti che hanno iniziato ad esprimersi sui muri dei centri urbani sono diventati delle star internazionali.

L’inizio di questo “movimento artistico” possiamo farlo risalire agli anni ‘60 negli Stati Uniti, a New York, quando alcuni artisti iniziarono a scrivere frasi di protesta sui muri della città per esprimere il loro dissenso contro la società o la politica e per esporre autonomamente la propria arte al pubblico cittadino. Il tutto si evolse poi rapidamente nel cosiddetto “grafftismo” negli anni ’70 a partire dai primi esempi di riempimento e di contorno.
La maturità di questa forma artistica è stata raggiunta negli anni ’80, quando numerosi writer e street artist iniziarono a essere conosciuti per le loro opere a livello internazionale.

È importante peraltro ricordare che l’arte ha sempre avuto un ruolo chiave nei più importanti avvenimenti storici, sia come mezzo di comunicazione, sia come strumento per amplificare la memoria collettiva.
Quello che è accaduto per il Muro di Berlino, prima e dopo il suo crollo, ne è un esempio legato appunto all’Urban Art. Il Mauermuseum nel 1984 invitò infatti degli artisti a decorare il Muro e, tra questi Keith Haring. Il writer statunitense, dipinse, con il suo ormai celebre stile, una sezione del Muro con un messaggio di speranza e di libertà.

Non si può parlare di Urban Art senza citare Banksy, l’artista dall’identita sconosciuta, che partendo da Bristol, con le sue opere di critica sociale e politica, è poi diventato noto in tutto il mondo, trasformando così le superfici delle città in luoghi di riflessione.

In Italia l’Urban Art si è affermata e si sviluppata sulla scia dell’esperienza newyorkese.

L’evento che, simbolicamente, ha segnato l’inizio del movimento in Italia si può far risalire alla mostra “Arte di frontiera: New York graffiti” presso la GAM (Galleria d’Arte Moderna) di Bologna nel 1984.

L’Urban Art prese piede rapidamente a Milano (con artisti come Bros, Atomo, KayOne e Pao), a Bologna (Pea Brain, Cane K8 e Blu) in aree dismesse e periferiche tramite decorazioni su grande scala e a Roma, soprattutto nelle periferie per risollevarle dal degrado urbano.

Negli ultimi anni l’attenzione pubblica nei confronti del cambiamento climatico è cresciuta e si è fatta più consistente. L’Urban Art, come pratica innovativa e sempre alla ricerca di nuove ispirazioni, non si è fatta cogliere inaspettata.
Sono ormai numerosi gli esempi di opere urbane, localizzate in vari Paesi, che sono state realizzate con il duplice scopo di abbellire le città e di renderle più sane e vivibili per gli abitanti.

I cosiddetti «murales mangia smog», che sono stati dipinti anche in Italia, ne sono un esempio e rappresentano un’occasione unica per veicolare un messaggio e al contempo tutelare l’ambiente e l’aria che respiriamo.

Progetti di Urban Art strutturati sono stati realizzati nel nostro Paese non solo su edifici, ma anche su altri elementi del contesto cittadino. Un esempio su tutti è il progetto E-Distribuzione di ENEL che ha visto più di 100 opere sulle cabine elettriche, trasformando così dei presidi fondamentali per garantire il servizio elettrico, anche in elementi di pregio estetico integrati sempre di più nel territorio.

Un altro progetto esemplificativo è “TOward2030. What are you doing?” sviluppato da Lavazza e dalla città di Torino. Si tratta di un’iniziativa di Urban Art che parla di sostenibilità e che ha trasformato la città, dal centro alla periferia, in un amplificatore dei 17 +1 Goal delle Nazioni Unite, attraverso un linguaggio unico e universale.

L’Urban Art, tramite un patto tra attori sociali, può quindi diventare una forma d’arte democratica e partecipata dove i tre pilastri sono rappresentati dalla collettività, dall’attore pubblico e dai brand.

La collettività esigente, curiosa e desiderosa di conoscere il proprio territorio, spinge le scelte urbane verso la bellezza, la vivibilità, la sicurezza, la capacità di sorprendere, la vera fruibilità degli spazi nel quotidiano.
L’attore pubblico, tramite Urban Art, accelera il recupero e lo sviluppo delle periferie urbane, così da poterne tutelare l’identità storica e culturale.
I brand finanziano gli interventi artistici per abbellire la città - acquisiscono quindi un potere artistico - e, nel contempo, garantiscono la soddisfazione di cittadini/consumatori sempre più critici, attenti e sensibili al benessere della vita urbana e dei loro quartieri. I brand, inoltre, affiancano l’attore pubblico nel riconoscimento di una vera e propria forma artistica, andando ad incidere positivamente sullo sviluppo di specifiche politiche di tutela. Anche tramite piccole azioni di mantenimento dell’intervento si può infatti per esempio contribuire alla protezione dello spazio pubblico da atti vandalici.

L’utilizzo dell’Urban Art a fini di rigenerazione urbana diventa quindi una realtà, una realtà fondata su driver ormai definiti come bellezza, identità e valorizzazione.

Urban Art è bellezza —> La bellezza genera cura. La bellezza è molto più di una questione estetica: “…gli stabili dovrebbero essere belli e ben tenuti, infatti, la bellezza esprime la misura del valore che attribuiamo a chi li abita e invita ad averne cura e rispetto” - Don Gino Rigoldi.
Urban Art è identità —> L’identità genera partecipazione. L’Urban art, grazie ad un linguaggio semplice, immediato e valoriale, permette alle persone di integrare i significati delle proprie biografie individuali con un patrimonio di senso condiviso e di riattivare la volontà di trasmissione dei significati relativi all’appartenenza comunitaria: un processo indispensabile ai fini della socializzazione e della partecipazione.
Urban Art è valorizzazione —> La valorizzazione genera circolarità. Questa forma d’arte può giocare un ruolo importante all’interno dei progetti di rigenerazione urbana. Propone infatti messaggi di rilevanza sociale, in linea con le sfide della contemporaneità, rende più attrattivi, dinamici e vivi spazi cittadini sottoutilizzati. Innesca inoltre opportunità lavorative per gli abitanti dei quartieri coinvolti, sotto forma di tour urbani, laboratori educational legati alla tematica, eventi e altre attività trasversali.

I brand possono quindi diventare attori sociali in grado di innescare il cambiamento. Hanno sia gli strumenti per rafforzare l’identità territoriale di un’area, sia quelli economici per plasmarne l’evoluzione.

Attraverso un investimento culturale i brand hanno il potere di far emergere i propri valori, i propri obiettivi e la capacità di promuovere un sentimento di affinità e di tutela nei confronti di un territorio in cui si rispecchiano.

Se l’Urban Art è capace di creare o di valorizzare un sentimento identitario e comunitario locale, i brand si caratterizzano per il potere e la responsabilità di veicolare un messaggio.

Infine, per mezzo dell’Urban Art un brand può riscrivere dal basso (bottom-up) un messaggio condiviso dalla comunità, grazie a tre caratteristiche che fanno di questa forma artistica un mezzo innovativo per esprimersi, ossia l’accessibilità, l’immediatezza e la durata.

TORNA ALLA PAGINA NEWS

PER APPROFONDIMENTI:
Carlo McCormick, Marc & Sara Schiller, Ethel Seno, Trespass. A History of Uncommissioned Urban Art, Taschen, 2010
Duccio Dogheria, Street Art. Storia e controstoria, tecniche e protagonisti, Giunti, 2015
Marco Imarisio, Le strade parlano. Una storia d'Italia scritta sui muri, Rizzoli, 2019
Elio Espana, documentario Banksy - L'arte della ribellione, Prime Video

Photo by: Federico Massa (aka Iena Cruz)


Le SmartCity, oltre a essere intelligenti, sono anche sostenibili e inclusive?

[5 minuti di lettura]

Da anni ormai si sente parlare di SmartCity, ovvero la “città intelligente”, anche se spesso il termine viene utilizzato in modo improprio, con una sfumatura tecnologica o addirittura fantascientifica. Innanzitutto è necessario chiarire che “città intelligente” non deve essere intesa come “città digitale”. Infatti la prospettiva della SmartCity prevede una città che gestisce le risorse in modo intelligente con l’obiettivo di diventare economicamente sostenibile ed energeticamente autosufficiente, prestando grande attenzione alla qualità della vita e ai bisogni dei propri cittadini. Tutto questo con il fondamentale supporto della tecnologia, ma non solo.

Al di là delle definizioni, che lasciano il tempo che trovano, per l’Unione Europea ci sono 6 grandi aree di riferimento perché si possa parlare di SmartCity:

Smart People. Le persone sono l’elemento fondamentale, la città intelligente deve essere fondata sull’interazione reciproca e il dialogo tra amministrazione e cittadini. Il coinvolgimento è la chiave per raggiungere gli obiettivi.
Smart Living. Deve essere garantito ai cittadini un benessere in tutte le sfere del quotidiano (educazione, salute, cultura, sicurezza).
Smart Mobility. Le soluzioni di mobilità intelligente devono essere finalizzate alla diminuzione dei costi, dell’impatto ambientale e all’ottimizzazione delle risorse.
Smart Economy. Innovazione tecnologica e collaborazione tra pubblico e privato per una gestione più efficiente.
Smart Governance. L’amministrazione deve dare centralità al capitale umano, alle risorse ambientali, alle relazioni e ai beni della comunità.
Smart Environment. Gli aspetti prioritari della città intelligente sono lo sviluppo sostenibile, il basso impatto ambientale e l’efficienza energetica.

Come si può ben capire quindi, le SmartCity portano diversi benefici sia ai cittadini sia a chi “vive” comunque la città, seppur con un necessario punto focale di attenzione legato alla cybersecurity.

Lo studio “Building a Hyperconnected City“, condotto da ESI ThoughtLab ha esaminato, nel 2019, i programmi smart in 100 città di tutto il mondo ed è emerso un sostanziale ritorno sull’investimento per le città più smart in termini di soddisfazione degli utenti, salute pubblica e guadagno finanziario.

Recentemente, con l’emergenza sanitaria Covid-19, la transizione verso la SmartCity ha subito un’accelerazione. Il modo di affrontare la quotidianità, in un contesto completamente nuovo, sta aprendo la strada, infatti, a trend forieri di grandi cambiamenti (CityVisions Trends 2021).

  • Transizione energetica (trasporti, riscaldamento, illuminazione), con un’attenzione al tema delle tariffe dell’energia;
  • Tecnologie 4.0, come machine learning e deep learning, da applicare all’ingente mole di dati proveniente dai servizi pubblici, soprattutto nell’ambito della smart mobility;
  • La città dei 15 minuti, non più un agglomerato preciso di edifici e mercati, tutto dovrà essere raggiungibile in tempi ridottidal luogo in cui il cittadino risiede;
  • Walkability, lo spostamento a piedi che riduce traffico, inquinamento e problemi di salute. Riduce le spese sanitarie, i cui fondi possono essere investiti in altri progetti;
  • La riduzione del numero di automobili in circolazione. L’auto è un bene di largo consumo che rimane inutilizzato per il 95% della propria vita;
  • Una città all’insegna dell’health e well-being, a misura di una popolazione sempre più anziana e con problemi di salute;
  • L’acqua, che sarà al centro delle problematiche future delle città (depurazione, de-batterizzazione, recupero corsi d’acqua cittadini e adeguamento tubazioni obsolete, anti-spreco);
  • Re-naturalizzazione, rendendo permeabili le superfici come cemento e asfalto per combattere il dissesto idro-geologico.

Ora, posto che al mondo una città già “completamente smart” in ogni dettaglio ancora non esiste, ci sono diverse città in una fase avanzata di sviluppo (es. Copenhagen, Londra, Berlino o Singapore) e svariati progetti nel mondo che prevedono profonde trasformazioni dei tessuti urbani o addirittura la creazione ex-novo di SmartCity. Alcuni esempi di trasformazione profonda sono quelli per esempio messi in opera da IKEA in Svezia (progetto H22) e ad Astypalea, un’isola greca dell’egeo dove, insieme a Volkswagen, il governo greco sta implementando un esperimento con l’obiettivo di farla diventare la prima isola “smart” e “green” del Mediterraneo. Sul fronte della creazione da zero di nuove città si segnalano alcuni progetti come Neom in Arabia Saudita, Woven City progettata da Toyota in Giappone e, infine, il progetto Telosa che Marc Lore, ex CEO della catena di supermercati Walmart, ha affidato all’architetto Bjarke Ingels per crare una SmartCity in un deserto statunitense.
In Italia, indipendentemente dalle diverse classifiche (ICity Rank, EY SmartCity Index, EasyPark SmartCity Index), che vedono Trento, Bologna, Milano, Firenze, Torino e poche altre come player principali, è importante rilevare come i benefici delle SmartCity non siano ancora chiari a tutte le amministrazioni sul territorio.
Sono state avviate svariate sperimentazioni, ma molti progetti sono ancora poco integrati tra di loro e a volte non hanno una chiara strategia di sviluppo del territorio stesso. Tra gli ostacoli al loro sviluppo ci sono sicuramente la mancanza di risorse economiche sufficienti (a tal proposito gli stanziamenti PNRR potrebbero rivelarsi fondamentali) e di competenze adeguate oltre alla presenza di modelli di governance poco chiari. Queste sono le principali ragioni per cui la maggior parte dei progetti viene accantonata dopo la prima fase di sperimentazione. Spesso i comuni risultano quindi ancora impreparati a questa sfida e il numero di collaborazioni pubblico-privato è ancora troppo ridotto.

Questa scarsa propensione a livello di sistema-paese, tranne, come di accennava, qualche eccellenza, rappresenta una perdita di opportunità perché, sintetizzando quanto emerso, una città intelligente porta con sé svariati vantaggi tra cui più efficienza, sicurezza, sostenibilità, interconnesione, partecipazione e inclusività oltre al contenimento dei costi.

Per poi concludere con quanto scrivevano, già nel 2012, Eleonora e Raffaella Riva Sanseverino con Valentina Vaccaro nell’Atlante delle Smart City “Sono proprio i vari aspetti della sostenibilità, della creatività, dell’inclusione sociale e dello sviluppo culturale a determinare la vera nozione di smart city” quindi effettivamente è proprio nel DNA delle SmartCity essere anche sostenibili e inclusive.

TORNA ALLA PAGINA NEWS

PER APPROFONDIMENTI:
ESI, Building a Hyperconnected City
CitiVision, Dalla mobilità alla transizione energetica: otto trend della città intelligente di domani, 26/3/21
E. Sanseverino, R. Sanseverino, V. Vaccaro Atlante delle Smart City - Comunità intelligenti europee ed asiatiche, Franco Angeli, 2012
European Commission, Smart cities, Smart Cities Marketplace
Luciana Maci, Smart City, cosa sono e come funzionano le città intelligenti, EconomyUp 14/9/21

Photo by Federico Beccari, JC Gellidon, Taylor Simpson and David Cristian on Unsplash


SmartPark per un'opportunità di sviluppo urbano

[5 minuti di lettura]

I parchi svolgono un ruolo fondamentale nella vita sociale dei centri urbani. 
Secondo la no profit Center for Active Design, vivere a meno di 10 minuti a piedi da un parco è associato a livelli più elevati di fiducia e apprezzamento civico. L'indagine ha indicato livelli di fiducia superiori del 2%  tra coloro che vivono a meno di 10 minuti a piedi da un parco qualsiasi, inoltre nelle persone che vivono vicino a un parco conosciuto e frequentato, i livelli di fiducia crescono del 10%. Vivere però vicino a un parco deprimente, mal tenuto o circondato da strade trafficate, è associato a livelli inferiori di fiducia.

Negli ultimi dieci-quindici anni, la tecnologia ha rapidamente rivoluzionato, settore dopo settore, le nostre vite, interlacciandosi con tutto ciò che facciamo. Il modo in cui ci spostiamo, ci manteniamo in contatto con gli amici, incontriamo nuove persone e facciamo business sono totalmente cambiati. Anche le infrastrutture delle nostre città e degli edifici in cui viviamo si sono modificate. Perché allora l'adozione di soluzioni tecnologiche nei parchi è così lenta?
Questa adozione “rallentata” nel tempo della tecnologia può, e di fatto rende, i parchi meno desiderabili per nuove generazioni, perennemente connesse. È quindi altamente probabile che si stiano perdendo grandi opportunità: viene meno la possibilità di fornire un incentivo a uscire di casa per questo target specifico, ma in generale per tutte le persone.
Gli “SmartPark” sono parchi che, grazie alla tecnologia, offrono ai frequentatori dei vantaggi indiscutibili e quindi forniscono valore aggiunto al parco stesso.
La creazione di parchi di questo tipo non richiede necessariamente cambiamenti o investimenti enormi e, comunque, si può ricorrere al cosiddetto Brand Urbanism per sviluppare tali progetti. L’approccio può essere incrementale, partendo ad esempio con servizi di Wi-Fi gratuito, panchine con postazioni di ricarica (magari a energia solare) per poi ampliare l’offerta arrivando a servizi di illuminazione intelligente e perfino al trasporto con veicoli elettrici senza conducente.
Oggi la disponibilità connettività veloce è un aspetto fondamentale della vita e quindi servizi come il Wi-Fi pubblico e la ricarica del telefono gratuita rappresentano elementi di implementazione iniziale perfetti per i parchi.


A tal proposito uno studio di Purple WiFi mostra infatti che il 78% degli intervistati ha maggiori probabilità di visitare luoghi in cui si possono connettere attraverso un valido Wi-Fi gratuito.
Tra l’altro, oltre a coinvolgere le generazioni più giovani e più connesse, l’adozione di tecnologie di questo tipo nei parchi può aiutare anche i gestori dei parchi stessi a migliorare in modo innovativo i servizi offerti.
In un progetto pilota del dipartimento dei parchi di New York prevede di valutare, per esempio, tramite particolari panchine con sensori a energia solare, la frequentazione di un grande parco nel Bronx.
Parigi, allo stesso modo, ricorre a sensori e funzionalità Bluetooth su oltre 3.000 panchine nei parchi per raccogliere dati sul traffico dei visitatori e consentire agli utenti dei parchi di fornire feedback sulle strutture attraverso sondaggi.
Questi dati possono fornire informazioni valide su quali aree ed elementi dei parchi vengono utilizzati e quali strutture invece sono sottoutilizzati, dando preziose indicazioni sulla direzione in cui evolvere o migliorare i servizi offerti.
La National Parks and Recreation Association (NPRA) ritiene che quando si tratta di attirare i bambini in parchi e aree verdi, app di realtà aumentata, simili a Pokemon Go per intenderci, possano risultare molto utili. Questi ambienti virtuali vengono visualizzati tramite smartphone o tablet e attivati ​​nelle aree giochi e in altre zone del parco. Le app possono, sotto forma di gioco, offrire ai bambini attività per incoraggiare l'apprendimento e l'esercizio fisico.


Secondo uno studio condotto da Hassell, uno studio internazionale di architettura e design, gli SmartParks risultano anche più attrattivi di quelli non dotati di soluzioni tecnologiche. Il 96% delle persone intervistate hanno infatti affermato di essere più propense a visitare parchi nei quali sono presenti delle dotazioni tecnologiche. Inoltre il 91% di queste persone ha dichiarato che passerebbe più tempo nei parchi e il 43% che ritiene trascorrerà almeno mezz'ora in più del solito.
Del resto, come già affermato, i parchi sono elementi importanti delle città e, visto che queste diventano sempre più “smart”, non si capisce perché anche i parchi non debbano diventarlo, limitandosi solo a essere dei “polmoni verdi” senza specifiche dotazioni tecnologiche.
L’esempio di Londra è emblematico. La metropoli inglese è considerata una delle maggiori SmartCity al mondo. I parchi di Londra di ogni dimensione, dai 225 ettari del Queen Elizabeth Olympic Park ai piccoli parchi cittadini, come Victoria Embarkment Gardens, hanno implementato, in diversa misura, soluzioni innovative che li fanno rientrare nella categoria degli SmartPark.
Tra l’altro l'integrazione della tecnologia nei parchi non solo aumenta la frequentazione, ma può anche avere un impatto sugli affitti e sui prezzi delle case nelle aree intorno al parco. 
Dopo che il Bryant Park di Manhattan è stato completamente rinnovato, per esempio, è diventato un'importante attrazione sia per i turisti che per i residenti locali con oltre 20.000 visitatori al giorno e i prezzi degli affitti per di spazi commerciali e uffici sono aumentati tra il 115 e il 225% mentre i prezzi degli immobili residenziali nelle vicinanze sono cresciuti anche del 150%.
Gli Smart Park rispondono perciò alle necessità di tecnologia e connessione legate ai nuovi stili di vita, supportando e facilitando l’attività all'aperto e rivitalizzando così l'esperienza dei parchi stessi e delle aree circostanti.

TORNA ALLA PAGINA NEWS

Per approfondimenti:
Lucy Taylor, Dieter Hochuli, “Defining greenspace: Multiple uses across multiple disciplines” Landscape and Urban Planning Nr 158 Feb. 2017
aeris, “How Smart Parks Revitalize the Urban Park Experience” aeris blog
Sally Caird, Stephen Hallett, “Towards evaluation design for smart city development” Journal of Urban Design 24/2019
Jennifer Kite-Powell, "See How These 3,000 Paris Parks Benches Are Getting A Smart Makeover", Forbes
Paschalis Arvanitidis, Therese Kenna, Gabriela Maksymiuk,  “Public Space Engagement and ICT Usage by University Students: An Exploratory Study in Three Countries” in CyberParks – The Interface Between People, Places and Technology, 2019, Springer
Simon Joss,  Frans Sengers, Daan Schraven, Federico Caprotti, Youri Dayot, “The Smart City as Global Discourse: Storylines and Critical Junctures across 27 Cities” Journal of Urban Technology 26, 2019
City parks are key to rebuilding civic trust” The Dallas Morning News
Lucie Zvolska, Matthias Lehner, Yuliya Voytenko Palgan, Oksana Mont, Andrius Plepys, “Urban sharing in smart cities: the cases of Berlin and London” Local Environment 24, 2019
Ieuan Hook, “Are smarter parks also more attractive?” Hassell blog
IESE (Instituto de Estudios Superiores de la Empresa Busness School). 2020. IESE Cities In Motion Index of 2020
Heidi Huff, “Smart Parks: The Benefits of Combining Technology and Natural Spaces” Sealevel Systems, Inc blog
Monty Munford, “London leads the way in the global growth of ‘smart cities’” The Telegraph, 28th November 2015
Edward Krafcik, “Making Smart Parks” NPRA’s Montly Magazine 5/2016
Ruben Sanchez-Corcuera, Adrian Nunez-Marcos, Jesus Sesma-Solance, Aritz Bilbao-Jayo, Rubén Mulero, Unai Zulaika, Gorka Azkune, Aitor Almeida, “Smart cities survey: Technologies, application domains and challenges for the cities of the future” International Journal of Distributed Sensor Networks, 2019

 


Corba 5 Cerchi, verso le Olimpiadi di Milano - Cortina 2026: Street Art & Sport per un nuovo progetto di rigenerazione urbana

Il progetto Corba 5 Cerchi nasce dalla collaborazione tra Stradedarts, Municipo 6 e Assessorato alla Cultura del Comune di Milano.

Brand for the City è l’Advisor e Communication Partner.  

In avvicinamento alle Olimpiadi Invernali Milano-Cortina 2026, il progetto di creatività urbana Corba 5 Cerchi trasformerà 38 facciate delle “case minime” dello storico quartiere Corba (Giambellino, Milano) in vere e proprie opere d’arte a tema sport invernali, realizzate da artisti di fama nazionale e internazionale.  Il progetto, tra riqualificazione artistica e rigenerazione sociale, vuole promuovere un’idea di sostenibilità e inclusività declinata tramite i valori positivi dello sport in un’area periferica ma dalle forti radici storiche e culturali, come quella del Giambellino.

Milano, 2 novembre 2021. Il 2026, anno delle Olimpiadi invernali di Milano-Cortina, pare lontano, ma le due città stanno già lavorando per organizzare al meglio questo evento in occasione del quale saranno ancora una volta al centro dell’attenzione internazionale.

Milano è impegnata anche in un significativo percorso di rigenerazione urbana, in particolare nei quartieri periferici, e le Olimpiadi invernali possono essere un’importante occasione da sfruttare. CORBA 5 CERCHI è un progetto inedito che coniugando Sport e Street Art trasformerà 38 facciate dello storico quartiere milanese di Corba – Villaggio dei Fiori, nel Giambellino, in opere d’arte urbana a tema sport invernali. Già oggi sono visibili le tre prime opere realizzate con la curatela di Stradedarts da altrettanti artisti che hanno interpretato con la propria cifra stilistica il Pattinaggio artistico, dell’artista SteReal, il Free Style, dell’artista Etsom, e la Fiamma Olimpica, dell’artista Napal.

Le 38 facciate sono superfici uguali e alla fine del percorso creativo daranno vita a una eccezionale ‘gallery’ che non ha precedenti nell’ambito degli Sport olimpici invernali, un vero e proprio museo a cielo aperto. CORBA 5 CERCHI nasce dalla collaborazione tra Stradedarts, collettivo artistico di consolidata esperienza a Milano, l’Assessorato alla Cultura del Comune di Milano e il Municipio 6 del Comune di Milano. Advisor della comunicazione impegnata nel coinvolgimento di Partner e Sponsor privati e istituzionali è Brand for the City, società attiva nel settore del Brand Urbanism e recentemente protagonista dello sviluppo dei Parchi Agos Green&Smart nello stesso Municipio 6 di Milano, al Giambellino.

A Milano il quartiere Corba è in posizione strategica fra la futura fermata della M4 Gelsomini e il Palaghiaccio Agorà in Via dei Ciclamini, sede degli allenamenti delle squadre internazionali:  il progetto  CORBA 5 CERCHI di prevede possa anche attrarre flussi di visitatori cospicui ed eterogenei, a beneficio dei residenti, del quartiere, della città intera, dei partner che ne prenderanno parte partecipando a un innovativo progetto di rigenerazione urbana in  uno dei più importanti Municipi di Milano

“Siamo entusiasti di poter lavorare insieme a Stradearts a questo importante progetto perché lo riteniamo estremamente affine alla nostra mission. Il mondo della comunicazione d’impresa corporate e marketing oggi è attraversato da profonde trasformazioni, trainate da una coscienza etica sempre più profonda e da una propensione dei Brand ad attivarsi concretamente nei progetti sociali trasformativi. - ricorda Claudio Bertona, Presidente di Brand For The City - È un cambio di paradigma di cui la Street Art spesso è protagonista: atto illegale e rivoluzionario nato negli anni ’80 ’90, oggi è e può essere uno strumento alternativo di comunicazione, ma soprattutto è una vera e propria manifestazione artistica urbana dove i Brand diventano un attore sociale, partner di progetti dal forte valore culturale, artistico, sociale, estetico ed emotivo”.

Aggiunge Marco Mantovani, in arte KayOne, cofondatore di Stradedarts: “Il contributo di  Brand For The City è per noi l’occasione per  poter collaborare con partner di alto profilo, per regalare a Milano e al Villaggio dei Fiori, sede del progetto CORBA Cinque Cerchi, un progetto unico nel suo genere. Per la prima volta, 38 artisti differenti si confronteranno su una tematica così universale come lo sport e le Olimpiadi, qualcosa di nuovo che darà nuova vita a un luogo marginale, che ha già accolto il progetto con entusiasmo”.

TORNA ALLA PAGINA NEWS


L'apicoltura urbana per città sempre più sostenibili

[3 minuti di lettura]

Negli ultimi anni le popolazioni di api stanno subendo un rapido declino. Le api sono fondamentali per il mantenimento della biodiversità, indispensabili per l’impollinazione e sono anche delle straordinarie sentinelle del cambiamento climatico.

Oltre a ciò il 76% del cibo che mangiamo è frutto proprio dell’impollinazione da parte delle api, solo in Europa per esempio, oltre 4.000 tipi di verdure.

Può sembrare paradossale ma le api stanno meglio in città che in campagna. “Sono le stesse api a migrare dalla campagna al centro urbano, sfuggono dal ‘deserto verde’ fatto di monoculture e prodotti chimici, per approdare a uno dei tanti progetti messi in campo dalle associazioni di apicoltori, spaziando tra parchi pubblici, giardini privati, balconi, tetti di abitazioni e ristoranti” Il Sole 24 Ore.

Le api stanno bene in città anche perché c’è una biodiversità di fiori eccezionale.
Oltre a ciò c’è la possibilità di riavvicinare i cittadini alla natura attraverso canali che ne valorizzano la qualità della vita: tutela della biodiversità e attività educational.
Ci sono realtà in Italia come Apicolturaurbana.it che offrono il supporto necessario per lo sviluppo di questi progetti.
In particolare proprio quest’ultima ha coniato, prendendo l’acronimo dal mondo del software, il BaaS, Bees-as-a-Service, per indicare un servizio a 360* per allestire l’apiario nel luogo ideale.
Viene valutata, insieme a chi intende “adottare” delle api, la postazione migliore e viene fornita tutta l’attrezzatura necessaria per l’allestimento: arnie, sostegni e abbigliamento per le visite.
Vengono fornite, ovviamente, anche le api, di solito di razza italiana (tra le più apprezzate nel mondo) che hanno particolari caratteristiche di docilità.
I tecnici apistici si prendono cura delle api durante tutto l’arco dell’anno con visite periodiche e …. raccolgono il miele!
Attività come queste contribuiscono in maniera concreta al Global Goals ONU 2030 e, in particolare, al nr 11 (rendere le città più sostenibili), al nr 12 (consumo e produzione responsabili) e al nr 15 (azioni concrete e immediate per tutelare la biodiversità).
Oltre a tutto ciò le api possono contribuire al bio-monitoraggio ambientale in una vasta area (circa 7km quadrati) e sono in grado di fornire indicazioni per calcolare la CO2 abbattuta, grazie all’impollinazione delle piante.

Progetti di questo genere sono stati sviluppati in tutto il mondo. A Parigi per esempio, si contano ben 1000 alveari sparsi per tutta la città. Dal 2013 delle arnie con circa 200mila api sono state collocate in una terrazza adiacente all’ingresso della cattedrale di Notre Dame (l’apiario è anche sopravvissuto, miracolosamente, all’incendio dell’aprile del 2019).

In Germania, patria dell'ecologismo europeo, molto attenta alla fauna e attiva sul fronte della protezione delle api, attività di questo tipo sono state già intraprese da diverso tempo. A Berlino sono state collocate delle arnie sul tetto del duomo con il progetto di creare un “hotel per le api”. In questo modo circa 30mila api, ad opera dell’apicoltore Uwe Marth, sono arrivate in città.

A Milano, nel giardino della Triennale, nel 2015 è stata collocata la Honey Factory, un’arnia progettata e realizzata dal designer Francesco Faccin per permettere ai bambini di scoprire da vicino la vita delle api che non riusciamo a vedere, un vero e proprio laboratorio urbano vivente per ristabilire un contatto tra uomo e natura.

Anche diverse aziende in Italia, tra cui Barilla, Carrefour, Enel X e Iren hanno già sviluppato progetti con le api.

TORNA ALLA PAGINA NEWS

 

Per approfondimenti:
Il Sole 24 Ore: "Nuovi mestieri: così l'apicultore diventa urbano (con un investimento iniziale di 500 euro)
Apicoltura urbana
Le Journal du Dimanche: "Notre-Dame : les 200.000 abeilles des ruches de la cathédrale ont survécu à l'incendie"
Vitamina Bee: "Notre-Dame e le api di Parigi"
Berlino Magazine: "Berlino inaugura hotel per le api per salvare il "pianeta"


Urban art come combinazione tra uomo e natura

[2 minuti di lettura]

L’urban art ha diverse declinazioni che possono aiutare a cambiare quartieri e città.

Ha molte anime e modalità, dai graffiti alle opere tridimensionali aila street art. Ci sono però artisti che riescono a unire le diverse anime, come il brasiliano Fábio Gomes Trindade.

Le sue opere interagiscono in maniera del tutto inaspettata con l’ambiente circostante. Trindade fonde infatti elementi naturali con i murales creando una nuova e unica nicchia di urban art.

L’artista usa la natura per completare le sue opere, con alberi e cespugli che diventano parte integrante del suo lavoro, donando tridimensionalità ai suoi vivaci ritratti.

Guardando le opere dalla giusta angolazione queste sembrano un perfetto sforzo di collaborazione tra uomo e natura.

Usando tra l’altro l'ambiente per creare questa nuova forma di arte, Trindade riesce ad attirare l'attenzione di tutti sull'importanza degli spazi verdi nelle città e contribuisce alla rigenerazione urbana del luogo.

Secondo quanto riferito dall'autore l'idea per questa nuova modalità di urban art gli è venuta 10 anni fa, vedendo un albero di acerola piantato nel cortile di una modesta casa in città .... e proprio quello stesso albero è diventato alla fine parte integrante di uno dei suoi progetti più noti.

I suoi pezzi più famosi sono ispirati a Egypt Sarai, la giovane modella. La ragazzina è raffigurata dall’artista con una capigliatura afro composta da fiori rosa e, in un'altra ormai celebre opera, con i capelli separati in due ciuffi tondi sulla testa.

In ogni suo progetto Trindade riesce a catturare in maniera straodinaria i dolci lineamenti di Sarai e delle altre donne che ha dipinto, con tecniche di street art, e ne esalta la bellezza con la vegetazione.

Le foto delle opere dell’artista sono diventate presto virali sui social e Trindade è diventato famoso in tutto il mondo.

I luoghi in cui ha realizzato le sue opere d’arte sono diventati meta di “pellegrinaggio” per scattare foto e selfie migliorando il percepito e il vissuto dei luoghi stessi.

 

TORNA ALLA PAGINA NEWS

Immagini Fábio Gomes Trindade

Per approfondimenti profilo Instagram:
Fábio Gomes Trindade


Superkilen: un modello di rigenerazione urbana inclusiva

[5 minuti di lettura]

Superkilen è uno spazio pubblico urbano sorge nel quartiere Nørrebro a Copenaghen, in Danimarca.

Si tratta di un’area di circa 750 metri che si sviluppa lungo una pista ciclabile per un’area totale di circa 30.000 metri quadri.

Il progetto è stato sviluppato come parte di un piano di rigenerazione urbana sotto il coordinamento della municipalità di Copenhagen.

L’obiettivo dichiarato, oltre a migliorare il quartiere di Nørrebro, era di ispirare lo sviluppo urbano di altre città e distretti. Superkilen è infatti il risultato della collaborazione creativa tra il gruppo artistico Superflex, lo studio di architettura BIG (Bjarke Ingels Group) e Topotek1, un'azienda di architettura paesaggistica tedesca.

È stato inaugurato a metà del 2012 e ha vinto l’Honor Award 2013 dell’American Institute of Architects nella categoria Regional & Urban Design, oltre a essere stato selezionato sia per la Design of the Year dal Design Museum di Londra, sia per il Premio dell'Unione europea per l'architettura contemporanea.

Lo spazio si colloca in uno dei quartieri più multiculturali di tutta la Danimarca, teatro anche di episodi violenti. Proprio la mutietnicità è il punto focale del progetto, Superkilen infatti ha lo scopo di celebrare la diversità. Pieno di elementi provenienti da tutto il mondo, è stato progettato come una sorta di gigantesca mostra con oggetti da 60 diverse nazionalità. Ogni oggetto è accompagnato da una piccola targa che descrive (in danese e nella lingua di origine) che cos'è e da dove viene.

Superkilen è suddiviso da tre aree caratterizzate da colori differenti: una rossa, una nera e una verde. Quest’ultima in particolare è completamente di colore verde, ha dolci colline, alberi e zone adatte per il picnic e lo sport. Le diverse superfici e colori dell’intero spazio pubblico sono integrati in modo da formare una sorta di sfondo per la decorazione dell’intera area.

Parte integrante del progetto è stato l’incremento della vegetazione con un aumento significativo delle piante in tutta zona, disposte come piccole isole di diversi tipi di alberi, periodi di fioritura, colori e origine che corrispondono a quelli degli oggetti di uso quotidiano circostanti.

L’area rossa - Ricreativa culturale

La parte rossa è concepita come un'estensione urbana della vita interna della Nørrebro Hall, un centro culturare e sportivo
L’area, una grande piazza centrale, si integra sia nei colori che nei materiali con la Hall e il suo ingresso principale, dove la superficie si fonde all'interno e all'esterno nel foyer.

Anche le facciate sono integrate visivamente nel progetto seguendo il colore della superficie che si “piega” concettualmente verso l'alto e creando così un'esperienza tridimensionale con uno spazio aperto sopraelevato, quasi come una tribuna.
 Oltre alle strutture culturali e sportive, la piazza è il luogo in cui si svolge il mercato che attira ogni fine settimana visitatori da Copenaghen e dai sobborghi.

Un'ampia area della piazza è coperta da una superficie in gomma multifunzionale per consentire il gioco dei bambini, ma non solo, anche parte del mercato si svolge qui e in inverno ci sono le piste di pattinaggio sul ghiaccio.

L’area nera - Sosta e svago

Ques’area è il cuore del Superkilen. È qui dove le persone si incontrano, intorno alla fontana marocchina, sulla panchina turca, sotto i ciliegi giapponesi. Nei giorni feriali i tavoli, le panche e i barbecue si trasformano in una sorta di arredo per giocatori di scacchi e backgammon. Nella parte nord c’è una collina esposta a sud con vista sulla zona e le sue attività.

La zona nera è dominata da una grande insegna al neon di un dentista di Doha, in Qatar.
Qui si possono trovare sedie da bar brasiliane sotto le palme cinesi e un parco giochi con polpi giapponesi accanto a una lunga fila di tavoli da picnic bulgari e barbecue argentini, panchine belghe intorno ai ciliegi, portabiciclette norvegesi, alberi di cedro liberiano.

A differenza dei motivi dell’area rossa, le linee bianche di quest’area si muovono tutte da nord a sud, curvando intorno ai diversi arredi e alberi per evitare di toccarli e facendoli così risaltare.

L’area verde - Sport e gioco

Questa area è utilizzata principalmente per eventi sportivi, la logica è che persone provenienti da tutte le parti del mondo possano giocare insieme. Lo sport è infatti qualcosa che sembra dissolvere i confini, riunendo le persone in un insieme comune di regole comprese per un momento di divertimento: non importa più da dove vieni o che lingua parli.

All’entrata nord di quest’area si viene accolti da una grande insegna al neon rotante dagli Stati Uniti, un grande lampadario italiano e da un tipico profilo di un toro nero della Costa del Sol.

Nell’area verde ci sono anche leggere colline e morbide superfici. Si tratta di un luogo con anche un parco giochi dove le famiglie con bambini possono ritrovarsi per picnic, riposarsi sull'erba, ma le persone possono frequentarlo anche per tornei di hockey, partite di badminton, calcio, basket e allenamenti fitness.

TORNA ALLA PAGINA NEWS

Immagini: BIG - Bjarke Ingels Group, Naotake Murayama, Fred Romero.

Per approfondimenti:


Siamo al Salone della CSR e dell'Innovazione Sociale! Appuntamento il 13 ottobre alle 15

Brand for the City approda al Salone della CSR e dell’Innovazione Sociale, il principale evento in Italia dedicato ai temi della sostenibilità. Quest’anno, il tema del Salone è ‘rinascere sostenibili’.

Il benessere delle persone si misura anche in funzione della qualità dell’ambiente in cui vivono: per questo cresce il numero di imprese che arricchiscono la propria strategia di sostenibilità con interventi sul tessuto urbano. Durante l’incontro ‘Brand Urbanism: prossimità, coinvolgimento, relazione’, verranno presentate alcune iniziative definite di brand urbanism che hanno portato a una trasformazione dello spazio fisico della città e un rafforzamento del legame con il territorio, tra cui il caso di Brand for the City.

Coordina
Lorenzo Brufani – CEO Competence

Partecipano
Claudio Bertona – Presidente Brand for the city
Sebastiano Ercoli – Designer ilVespaio
Christian Gangitano – Co-founder e Urban Art Specialist Casa degli artisti
Lorena Vona – Responsabile Comunicazione E-Distribuzione

Per iscriverti all’evento che si terrà il 13 ottobre alle 15.00, online o in presenza: https://salonecsr.it/registration/

TORNA ALLA PAGINA NEWS


Brand for the City affianca Agos nel progetto 'Parchi Agos Green&Smart'

‘Parchi Agos Green&Smart’: nasce un nuovo modello di parco urbano che integra le dimensioni green, smart, art e sport.

Il primo esempio di applicazione delle competenze integrate di Brand For The City sono i ‘Parchi Agos Green&Smart’, progetto nazionale di sostenibilità che vede protagonista Agos – società leader nel credito al consumo partecipata per il 61% dal gruppo Credit Agricole attraverso Credit Agricole Consumer Finance e per il 39% da Banco BPM.

In linea con l’obiettivo di progresso condiviso espresso da “Agos for Good”, si è creato un nuovo modello di Parco Urbano a quattro dimensioni: “Green”, ovvero la diffusione del verde in città e l’educazione alla sua cura; ‘Smart’, ovvero l’innovazione attraverso la tecnologia e il digitale a disposizione della comunità; ‘Sport’, ovvero la diffusione della pratica sportiva in città come fattore di salute, benessere e socialità; Art, ovvero la street art e le altre forme di espressione artistica urbana come contributo alla riqualificazione di spazi e manufatti spesso degenerati o inutilizzati. Brand For The City ha coinvolto partner scientifici e tecnici tra cui WWF – la più importante associazione ambientalista mondiale – per gli aspetti di sostenibilità ambientali, e Fondazione Sport City – nuovo think tank per la promozione sportivo che opera in collaborazione con CONI ed ANCI – per le attività di sport sociale e di fitness.

Il Parco Agos Green & Smart di Largo Balestra / Giambellino Ovest ha inaugurato lo scorso sabato 18 settembre con un intenso programma di attività dalle 10 alle 18.00, nei diversi ambiti Sport, Art, Green e Smart.
Il pubblico presente ha partecipato alle attività di ping pong, atletica, ginnastica ritmica, ginnastica dolce organizzate da Fondazione SportCity in collaborazione con ABC Progetto Azzurri ASD e ad una camminata insieme a campioni olimpici italiani. Si è potuto assistere alla performance dello street artist KayOne che sulla struttura in disuso ‘ex caldaia’ nel cuore di Largo Balestra ha dato vita all’opera “Urban Parks”, un trionfo di colore e grafica in omaggio alla giungla contemporanea.
I visitatori, inoltre, hanno potuto prendere parte ai laboratori green organizzati in collaborazione con WWF Oasi di Vanzago e Cooperativa Opera in Fiore e, grazie sempre alla Fondazione SportCity in collaborazione con ABC Progetto Azzurri ASD e CONI Provinciale MI, gli sportivi hanno potuto cimentarsi con gli istruttori delle App Runbull, Vizual e Ustep nell’utilizzo delle app stesse.

TORNA ALLA PAGINA NEWS