In periodi di recessione economica, accentuati da eventi come la pandemia di COVID-19 e le tensioni geopolitiche, gli impatti sono significativi sulla pianificazione urbana e sulle politiche di sviluppo delle città.

Con bilanci municipali ridotti e un aumento delle difficoltà sociali, le città sono chiamate a ripensare le strategie di rigenerazione urbana per garantire inclusione sociale, sostenibilità e resilienza. In questo contesto, le imprese emergono come attori fondamentali, capaci di contribuire non solo con investimenti economici, ma anche con iniziative socialmente responsabili.

Le recessioni comportano inevitabilmente una riduzione dei finanziamenti pubblici, spingendo le amministrazioni a rivalutare le priorità e a esplorare modelli innovativi di investimento. In molte città, progetti infrastrutturali e di riqualificazione possono venir ridimensionati o posticipati, con il rischio di aumentare il degrado urbano.
Tuttavia, queste sfide possono essere trasformate in opportunità attraverso modalità diversificate.
La prima è il partenariato pubblico-privato cioè la collaborazione con investitori privati e il settore non-profit per sostenere progetti di rigenerazione urbana. Un esempio italiano sono i progetti di riqualificazione degli ex scali ferroviari a Milano, che coinvolgono imprese e investitori privati nella creazione di nuovi spazi verdi, residenziali e studentati.
Un’altra modalità è rappresentata dai finanziamenti alternativi. In questo caso possono rappresentare il ricorso a strumenti finanziari innovativi come i green bond e i fondi europei per la coesione. Il Comune di Bologna, ad esempio, ha utilizzato fondi europei per la riqualificazione del quartiere Bolognina, coinvolgendo imprese locali nella realizzazione di infrastrutture sostenibili.
Infine, ci sono i bilanci partecipativi cioè il coinvolgimento attivo della cittadinanza nella definizione delle priorità di spesa per la riqualificazione urbana. Torino e Milano hanno sperimentato modelli di bilancio partecipativo in alcuni quartieri, permettendo ai residenti di contribuire alla definizione delle strategie di rigenerazione.

Rigenerazione urbana e riuso degli spazi

La crisi economica e il cambiamento delle modalità lavorative hanno molto spesso reso obsoleti diversi spazi commerciali e direzionali, offrendo nuove opportunità di trasformazione urbana. Alcune delle strategie già sviluppate in alcuni Comuni, che quindi che possono servire da esempio per tutto il Paese sono la conversione degli uffici in abitazioni, la riqualificazione di aree industriali e la riconversione di spazi pubblici

Molte città stanno infatti riconvertendo edifici dismessi in residenze a prezzi accessibili, rispondendo così alla crescente domanda abitativa. A Roma, il progetto “Re-use” ha permesso di trasformare uffici inutilizzati in alloggi sociali.

Anche ex complessi produttivi possono essere trasformati in hub creativi, spazi culturali o centri di innovazione. Un caso emblematico è Manifattura Tabacchi a Firenze, riconvertita in un polo per la creatività e l’innovazione, grazie all’investimento di imprese locali.

Infine, la riconversione di spazi pubblici rappresenta un trend sempre più in voga che consente di migliorare la qualità della vita urbana attraverso il recupero di piazze, parchi e aree degradate. Il progetto “Piazze Aperte” di Milano ha trasformato aree stradali in spazi pubblici a misura di cittadino, grazie alla collaborazione tra Comune e imprese del settore edilizio.

Sostenibilità e resilienza ambientale

Nonostante le restrizioni di bilancio, molte città stanno inoltre investendo in infrastrutture verdi e soluzioni sostenibili per migliorare la qualità della vita e ridurre l’impatto ambientale. A partire dal Bosco Verticale di Milano, che ha ridefinito il concetto di edilizia sostenibile, tetti green e giardini verticali sono sempre più diffusi dal momento che migliorano la qualità dell’aria e aumentano anche l’isolamento termico. Progetti che puntano a incrementare la copertura arborea e la depavimentazione (rimozione di asfalto in favore di aree verdi) in città stanno diventando una priorità anche in Italia.

Altre modalità sono le strategie di resilienza climatica, come quelle sviluppati a Genova, dove si stanno sviluppando infrastrutture capaci di affrontare eventi climatici estremi, come alluvioni e ondate di calore, con il supporto di aziende del settore energetico e tecnologico

Inclusione sociale e partecipazione comunitaria

Le recessioni tendono anche ad aggravare le disuguaglianze sociali, rendendo essenziale una rigenerazione urbana inclusiva. È necessario, anche in quest’ambito, mettere in gioco delle iniziative chiave in grado di attenuarne gli effetti. Risulta fondamentale, per evitare fenomeni di gentrificazione, garantire soluzioni abitative per le fasce più vulnerabili della popolazione. Napoli, per esempio, ha avviato progetti di edilizia sociale che coinvolgono cooperative e imprese locali.

Come già accennato in un precedente articolo, la creazione di centri di aggregazione e servizi di prossimità serve a rafforzare il tessuto sociale. Un esempio è quanto avvenuto a Torino con il progetto “Casa del Quartiere” che fornisce spazi multifunzionali per le comunità locali.

Infine, lo ribadiamo spesso, ma è un aspetto veramente fondamentale, è necessario adottare processi partecipativi, che coinvolgano i cittadini sul territorio. Se ciò non avviene le politiche attuate non attecchiscono perché vengono vissute come “corpi estranei”. Esempi virtuosi di questo tipo di approccio sono il bilancio partecipativo di Porto Alegre, che ha permesso ai cittadini di contribuire direttamente alle scelte di sviluppo urbano e, in Italia, l’approccio simile adottato a Bologna con il progetto “Collaborare è Bologna”.

In tutto questo, le imprese giocano un ruolo sempre più centrale nella rigenerazione urbana, non solo come finanziatori, ma anche come promotori di un cambiamento sostenibile e inclusivo.

La rigenerazione urbana in tempi di recessione richiede infatti un approccio innovativo e multidisciplinare. Le città possono trasformare questa sfida in opportunità sfruttando diversi strumenti e modalità, ma è necessario l’apporto di tutti, amministrazioni pubbliche, cittadini e imprese per contribuire alla creazione di città più vivibili, resilienti e sostenibili per il futuro.

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Per approfondire:

Le politiche di rigenerazione urbana, Camera dei Deputati – Servizio Studi

Il ruolo delle imprese sociali e delle organizzazioni del terzo settore nei processi di rigenerazione urbana, Impresa Sociale,  Andrea Bernardoni, Massimo Cossignani, Daniele Papi, Antonio Picciotti

Challenges and responses: Economic downturn’s influence on urban policy, planning, and transportation, CityMonitor, Aninda Chakraborty

Rigenerazione urbana tra economia creativa e innovazione sociale, Pandora Rivista, Angelo Laudiero

Rigenerazione urbana in tempi di crisi, Milano produttiva 2022 / 32° Rapporto della Camera di commercio di Milano Monza Brianza Lodi, Matteo Bolocan Goldstein