Negli ultimi anni l’Europa ha visto crescere in modo significativo gli esperimenti di trasformazione temporanea dello spazio urbano. Le cosiddette Play Streets o Living Streets nascono con l’idea semplice, ma rivoluzionaria, di chiudere al traffico alcune vie, restituendole ai cittadini per il gioco, la socialità e la mobilità dolce.
Un esempio emblematico è Gent, in Belgio, dove già dal 2016 l’amministrazione ha inserito le living streets nella strategia urbana, riducendo l’uso dell’auto privata e promuovendo mobilità sostenibile. Durante la pandemia, molte città europee hanno accelerato su questo fronte: ciclabili temporanee, spazi pedonali emergenziali, domeniche senz’auto. Questi “street experiment” si configurano come interventi rapidi e a basso costo, ma capaci di incidere profondamente sul rapporto tra mobilità e qualità della vita.
Come accennavamo qualche tempo fa in un nostro articolo, chiudere temporaneamente le strade al traffico diventa un atto politico e culturale, un gesto che ribadisce la priorità dei cittadini rispetto ai veicoli e apre nuove prospettive per la vita comunitaria.

Focus sull’Italia. Streets for Kids e nuove pratiche urbane
In Italia il tema delle Play Street si intreccia con quello delle strade scolastiche e della mobilità attiva per i bambini. La campagna europea Streets for Kids, sostenuta dalla Clean Cities Campaign, ha trovato infatti ampia adesione. Tra il 5 e il 23 maggio 2025 in decine di città, famiglie, insegnanti e genitori hanno chiuso le strade davanti alle scuole, chiedendo più sicurezza e meno traffico.
Accanto a queste mobilitazioni civiche, diverse città hanno intrapreso sperimentazioni significative di urbanismo tattico.
Bologna – Fondazione Innovazione Urbana
A Bologna la Fondazione per l’Innovazione Urbana ha trasformato parcheggi in aree gioco e reso temporaneamente pedonali piazze e vie centrali, con il coinvolgimento diretto di residenti e commercianti, aprendo la strada a possibili soluzioni permanenti, dimostrando che l’urbanismo tattico può essere il primo passo verso un cambiamento duraturo.
Milano – Strade Aperte
A Milano, il programma Strade Aperte , nato durante la pandemia, ha introdotto molti chilometri di ciclabili e sperimentato Play Street nei pressi delle scuole, mentre il progetto Piazze Aperte ha ridisegnato più di 56.000 metri quadrati di spazio pubblico, con arredi urbani leggeri, panchine, fioriere e rastrelliere, restituendo piazze dimenticate agli abitanti.
Bari e Taranto
Anche città come Bari e Taranto hanno cominciato a sperimentare forme di urbanismo tattico legate alla mobilità sostenibile e alla socialità. Uno studio pubblicato su Sustainability ha messo in evidenza come queste esperienze possano diventare strumenti di rigenerazione urbana e sociale, capaci di innescare processi partecipativi e di modificare in profondità l’uso dello spazio pubblico.

Roma – Strade scolastiche artistiche
Anche Roma si sta muovendo in questa direzione. All’interno del programma europeo Streets for Citizens, promosso da Interreg Euro-MED, la capitale partecipa con un progetto pilota che mira a sviluppare modelli replicabili di urbanismo tattico per migliorare la mobilità sostenibile. Roma ha visto inoltre nascere la prima “strada scolastica artistica” della capitale, in via Monte Ruggero, dove un intervento ha unito sicurezza, arte pubblica e inclusione, trasformando l’ingresso della scuola in un luogo colorato e accogliente.
Questi sono tutti esempi che confermano come la Play Street non sia un fenomeno marginale, ma un tassello di un più ampio processo di trasformazione urbana, che coinvolge istituzioni, associazioni e cittadini. Iniziative di questo tipo hanno la capacità di cambiare la percezione collettiva dello spazio urbano, mostrando in concreto come la città possa diventare più vivibile e a misura di persona.
Pianificazione e politiche pubbliche, dai PUMS alle strade complete
Le Play Street si inseriscono in un quadro più ampio di politiche di mobilità sostenibile. In Italia i PUMS – Piani Urbani della Mobilità Sostenibile rappresentano lo strumento di pianificazione che integra trasporto pubblico, ciclabilità e riduzione del traffico automobilistico. Accanto a questi, il concetto di “strada completa”, mutuato dal dibattito internazionale e ormai discusso anche nel contesto italiano, indica un’infrastruttura progettata per essere accessibile a tutti, dai pedoni ai ciclisti, dagli utenti del trasporto pubblico alle persone con ridotta mobilità. Le Play Street e le School Street possono essere viste come piccoli ,ma significativi ,esperimenti che anticipano questo modello, mostrando in scala ridotta cosa significhi immaginare una città più sicura, inclusiva e accessibile.
Come sottolineato in diversi articoli che abbiamo pubblicato, queste non sono soltanto infrastrutture temporanee, ma strumenti culturali che insegnano ad amministratori e cittadini a guardare la mobilità urbana con occhi diversi, più empatici e orientati al bene comune.

Oltre la mobilità: un cambiamento culturale
Se la Play Street è nata per garantire spazi di gioco ai bambini, oggi rappresenta qualcosa di molto più ampio. È un catalizzatore di mobilità attiva, che incoraggia spostamenti a piedi e in bicicletta, riducendo la dipendenza dall’auto privata. È uno strumento di sicurezza stradale, che riduce il rischio di incidenti e protegge gli utenti più vulnerabili. È anche un veicolo di cambiamento culturale, perché modifica la percezione dello spazio urbano: da infrastruttura di scorrimento a luogo di incontro, di comunità, di cura.
Le Play Street mostrano che la strada non è solo un luogo di transito, ma può tornare ad essere spazio di relazione e di vita quotidiana. È in questo cambio di prospettiva che si trova la loro forza: non soltanto un evento temporaneo, ma un’anticipazione concreta di come potrebbero diventare le città del futuro.
Le esperienze europee e italiane confermano che le Play Street sono molto più di un evento per bambini. Sono uno strumento concreto per ripensare la mobilità urbana e per dare forma a città più sicure, inclusive e vivibili. Dalle living street di Gent alle Streets for Kids italiane, passando per i programmi di Milano e Bologna e i progetti di Roma, Bari e Taranto, emerge un messaggio chiaro: le strade appartengono alle persone.
Ripartire da ciò significa restituire respiro all’intera città e costruire un futuro urbano più giusto e sostenibile. Si tratta di una sfida culturale e politica che richiede visione, coraggio e partecipazione, ma che può trasformare in profondità il nostro modo di vivere la città.
Per approfondire:
Streets for Kids di Clean Cities Italia
Anna Maugeri, Urbanismo tattico, trasformare la città in modo inclusivo, Tradimalt, 14/04/2024
Enrica Papa, Streets Experiments per la mobilità sostenibile e la socialità, DiTe, 08/03/2023.
From concrete to green: which trends will shape your city’s future? Interreg Euro-MED
