In meno di dieci anni il padel ha trasformato il paesaggio sportivo italiano in modo che pochi fenomeni hanno saputo fare. Capannoni industriali dismessi sono diventati palestre. Parcheggi si sono riempiti di campi in vetro e metallo. Centri residenziali hanno aggiunto strutture nei cortili. La domanda non è se il fenomeno sia reale, i numeri non lasciano dubbi. La domanda è cosa ci dica su come le città italiane costruiscono (e non costruiscono) spazio pubblico, socialità e infrastrutture sportive.
I numeri di un fenomeno che non si può ignorare
A ottobre 2025, secondo il FIP World Padel Report 2025 della Federazione Internazionale di Padel, in Italia erano attivi 10.220 campi distribuiti in 3.795 club: il secondo mercato mondiale per dimensioni, subito dopo la Spagna. Alla fine del 2025 il totale ha raggiunto circa 10.200 campi, con il 45% al coperto. Il valore economico del movimento supera 1,5 miliardi di euro, all’interno di un ecosistema tennis-padel che vale complessivamente oltre 8 miliardi.
La velocità della crescita è senza precedenti nel mondo dello sport italiano. Nel 2020 la FITP contava 463 società affiliate con 812 campi da padel. Cinque anni dopo ne conta dieci volte di più. Come confronto basti solo dire che nessun altro sport di racchetta ha mai conosciuto un’espansione così rapida. Le stime per il triennio 2026-2028 indicano una crescita media attesa tra il 3% e il 5% annuo. La fase esplosiva è quindi finita, ma il consolidamento a questi livelli è di per sé straordinario.

Perché il padel ha vinto
Le ragioni del successo sono molteplici e vale la pena analizzarle, perché non sono tutte ovvie. La facilità di apprendimento è la più citata: le regole sono semplici, la racchetta non ha corde, il rimbalzo sulle pareti di vetro rende il gioco più lungo e meno frustrante per i principianti. Ma c’è qualcosa di più profondo.
Il padel è uno sport strutturalmente sociale. Si gioca in quattro, obbligatoriamente. Non esiste il singolo. Questo lo rende un generatore naturale di relazioni, ci si organizza in gruppo, si aspetta il proprio turno al bar del club, si rimane dopo la partita. Il Report Tennis e Padel 2024 della FITP documenta come per ogni euro investito nel settore la società nel suo complesso benefici di 4,6 euro di ritorno sociale. I club di padel funzionano spesso come terzi luoghi, né casa né lavoro, dove si costruiscono relazioni informali, si mescolano fasce d’età, si creano reti di prossimità.
A questo si aggiunge la pandemia come acceleratore. Il lockdown ha prodotto un bisogno urgente di attività fisica all’aperto o in ambienti semi-aperti, e il padel, spesso giocato in strutture coperte ma ventilate, con pochi partecipanti per campo, si è posizionato perfettamente. Il boom del 2020-2023 non è un caso, si tratta della risposta di un’industria rapida a un bisogno sociale improvvisamente esploso.
La questione urbana: chi decide dove costruire
Finora il lato luminoso. Ma il fenomeno padel porta con sé domande che chi si occupa di rigenerazione urbana non può ignorare.
La prima riguarda il suolo. La Corte di Cassazione penale, con sentenza n. 11999 del 22 marzo 2024, ha stabilito che la realizzazione di un campo da padel “rientra nel novero degli interventi di nuova costruzione” perché richiede una piattaforma in cemento, strutture perimetrali in metallo e vetro, e produce una “trasformazione permanente e significativa del territorio”. Il TAR della Liguria ha confermato la stessa linea nel 2026. Ogni campo da padel è cemento che impermeabilizza suolo. In un Paese, come l’Italia, dove si consuma ancora 83,7 km² di suolo l’anno, secondo il Rapporto ISPRA 2025, e in cui il 28% dei comuni dovrà ripristinare aree urbane degradate entro il 2031, questa non è una questione marginale).
La seconda riguarda il rumore e le esternalità. Padel Magazine documenta come il rapido sviluppo dei campi in Europa stia sollevando questioni di “giustizia ambientale”: Il rumore generato dal gioco, le palline che rimbalzano sul vetro, le racchette, si propaga ben oltre i confini del campo e colpisce in modo sproporzionato i residenti delle aree periurbane e dei piccoli comuni, dove le abitazioni sono più vicine e le barriere acustiche più rare. A Roma, il TAR ha annullato i titoli edilizi per quattro campi costruiti con SCIA anziché permesso di costruire. L’impatto acustico e luminoso erano stati sottovalutati, e i residenti confinanti avevano interesse concreto a contestarli.
La terza, forse la più rilevante dal punto di vista della rigenerazione urbana, riguarda la distribuzione. I dati FIP mostrano che il Lazio concentra il 20% di tutti i campi italiani, con Lombardia e Sicilia al secondo e terzo posto. La distribuzione rispecchia la distribuzione della ricchezza? In parte sì. Il padel resta uno sport con barriere economiche di accesso, prenotare un campo costa, acquistare l’attrezzatura costa, anche se meno del tennis tradizionale. E i 700 milioni di euro investiti dal PNRR in “Sport e Inclusione Sociale” vanno esattamente nella direzione opposta, cioè strutture sportive pubbliche inclusive, non club privati a pagamento.

Il potenziale di rigenerazione urbana: quando il padel funziona davvero
Detto tutto questo, esiste un modello virtuoso e vale la pena riconoscerlo. Quando i campi da padel nascono in spazi abbandonati, capannoni dismessi, aree industriali da riconvertire, possono essere uno strumento genuino di rigenerazione urbana. Presidiano infatti uno spazio, portano flussi di persone, generano economia di prossimità. Padel Corporation lo descrive in modo esplicito: “i campi da padel destinati a spazi urbani inutilizzati, cortili interni, tetti di edifici, zone industriali riconvertite, possono diventare catalizzatori per la creazione di comunità”.
Il club di padel che funziona come terzo luogo, con bar, area socializzazione, eventi, corsi per tutte le età, non è molto diverso dalle esperienze di “meanwhile use” che animano il dibattito sulla rigenerazione urbana europea. Si tratta di attivazioni temporanee che portano vita in spazi inutilizzati. E i progetti di padel inclusivo, come “Allin Padel” a Messina, con carrozzine gratuite per persone con disabilità in collaborazione con AISM e Fondazione Decathlon, o “A Suon di Padel” a Sassari con giocatori non udenti, mostrano che il potenziale sociale dello sport può tradursi in impatto comunitario concreto, se c’è intenzione progettuale.
La domanda che le città non hanno ancora risposto
Il problema non è il padel in sé. Il problema è che 10.000 campi sono stati costruiti senza che nessuna città italiana si sia dotata di una politica urbana specifica per integrarli in una visione complessiva dello spazio sportivo pubblico. Ogni campo è stato deciso caso per caso, da investitori privati, in risposta alla domanda di mercato. Questo ha prodotto un sistema diffuso ma disorganico, dove il campo da padel nel quartiere residenziale affluente convive con l’impianto sportivo pubblico degradato a trecento metri … e le politiche urbane trattano i due come problemi separati.
La rigenerazione urbana che funziona sa che lo sport è infrastruttura sociale prima ancora che attività fisica. Sa che dove si costruisce un campo, si costruisce (o si demolisce) una comunità. Sa che la domanda da porsi non è solo “il mercato vuole più padel?”, ma “questo campo, in questo luogo, aperto in questo modo, produce bene comune?”
Se la risposta è sì, se il campo nasce in uno spazio abbandonato, se è accessibile economicamente, se genera aggregazione eterogenea, se non produce esternalità negative per i residenti vicini, allora il padel è rigenerazione urbana. Se la risposta è no, è solo consumo di suolo con la racchetta in mano.
Il fenomeno padel ci dice qualcosa di vero sulle città italiane: che la domanda di socialità sportiva accessibile è altissima, che il mercato privato ha saputo rispondere più velocemente delle politiche pubbliche, e che abbiamo costruito diecimila luoghi dove quattro persone si incontrano 2/3 volte a settimana senza averci pensato come spazio pubblico. Era il momento di iniziare a farlo.
Per approfondire:
Padel in Italia 2025: mercato da 1,5 miliardi di euro, Sport e Finanza, 26 febbraio 2026
Analisi sullo sviluppo del Padel in Italia: Anno 2024, Mr Padel Paddle, 11 gennaio 2025
Angelo Greco, Campo da padel: serve il permesso di costruire?, La legge per tutti, 25 settembre 2026
Da campo da calcetto a campi da padel: è nuova costruzione?, BibLus, 21 settembre 2026
Padel a Roma: il Tar annulla i titoli edilizi per i nuovi campi, AmeVe, 25 settembre 2026
Consumo di suolo in Italia: continua l’assalto al territorio, cresce la fragilità climatica, A Sud
Al via a Messina il progetto “Allin Padel: Game of Inclusion”, Decathlon, 19 giugno 2026
Nuove strutture sportive: più attrezzate, green e sostenibili, Italiadomani
Le periferie come laboratorio d’innovazione, Brand for the City, 9 gennaio 2025
Lo Sport Urbanism come pratica sociale, Brand for the City, 14 luglio 2025
Immagini: Gabrirl Martin e Manuel Pappacena su UnSplash
