“Gli spazi pubblici scompaiono se non si investe in essi”.   

Era il 1932 quando Fritz Schumacher pronunciò questa frase. Urbanista, architetto e funzionario edile, fu direttore dell’edilizia della città di Amburgo e pioniere dell’idea di città verde che oggi, in tempi ben più moderni di quando operò, sono diventate una necessità. 

Per Schumacher, le città – nello specifico Amburgo – dovevano seguire uno sviluppo che riuscisse a coniugare l’espansionismo urbano con la qualità degli spazi verdi e degli spazi pubblici. In particolare, secondo quanto riportato dal sito della città di Amburgo, l’idea di città di Schumacher seguiva quello che viene definito “Concetto Assiale”: la città venne suddivisa in diversi assi residenziali e spazi verdi interassiali rappresentati da aree sportive e parchi.

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La disposizione delle aree verdi e residenziali di Amburgo ha resistito anche dopo la Seconda guerra mondiale e le successive opere di ricostruzione, tanto che la famosa GrünesNetzHamburg (Rete Verde di Amburgo) resiste ormai da 100 anni.
Ma come ha fatto un modello di città così vecchio – ma allo stesso tempo innovativo – a resistere sia alle spinte urbanistiche dettate dalla ricostruzione del dopoguerra sia alle tendenze di cementificazione ed espansionismo più recenti? Nel 2018, una minaccia (di certo non la prima) al “modello città verde di Amburgo” venne dalla necessità di costruire, ogni anno, 10.000 appartamenti nella zona del porto: un progetto che avrebbe privato la città di una grossa porzione della sua “rete verde”. Tuttavia, grazie alle spinte provenienti da diversi cittadini, si è riusciti a coniugare la necessità di nuovi alloggi con la preservazione della natura di Amburgo e della sua biodiversità urbana.  

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L’accordo e il potere della collaborazione 

Dopo la raccolta di 23.000 firme, principalmente ad opera di gruppi ambientalisti e a difesa della biodiversità, è stata trovata la soluzione. Un accordo fra cittadini e autorità ha stabilito di proteggere la superficie di Amburgo del 30%: il 10% come riserve naturali intoccabili, e il 20% con uno stato di conservazione meno rigido ma comunque stringente. Qualsiasi lavoro di espansionismo urbano, dunque, dovrà tenere a mente queste percentuali. L’accordo ha cominciato a mostrare i propri risultati: un’analisi condotta nell’estate di quest’anno (2024) ha dimostrato un aumento della copertura verde rispetto ai livelli misurati nel 2019.  

Inoltre, l’accordo voluto dai cittadini ha previsto anche un coinvolgimento attivo dei brand e delle aziende che operano e che hanno sede ad Amburgo: la conservazione e la tutela delle aree verdi, infatti, passa anche dai terreni di proprietà delle aziende. L’accordo prevede inoltre che per ogni costruzione che, inevitabilmente, priva di una parte di verde la città, questa sarà integrata in un nuovo punto di Amburgo. 

Queste soluzioni hanno permesso ad Amburgo di avere oggi più alloggi a prezzi accessibili, ma allo stesso tempo di rendere le aree verdi preesistenti – e quelle nuove – un servizio ecologico per i cittadini. Tanto che più volte, la città è stata insignita di premi, come quello di Capitale verde d’Europa.  

Ovviamente, anche Amburgo ha delle aree fortemente cementificate, specialmente nell’area antistante al porto che – tuttavia – recupera attraverso un intelligente gestione delle risorse idriche: il fiume Elbe è circondato da piste ciclabili e sono presenti numerose spiagge fluviali, che rendono il percorso del fiume un prezioso presidio pubblico e che hanno anticipato un’altra tendenza recente: quella della balneabilità dei fiumi cittadini e il loro riconoscimento come infrastruttura verde e comunitaria. A questo proposito, avevamo già scritto un articolo sulla trasformazione dei fiumi, da vie d’acqua a snodi sociali, che potete recuperare qui. La strategia di Amburgo di collegare il suo passato con il presente, attraverso l’ascolto dei cittadini, passa anche attraverso il recupero di vecchi edifici inutilizzati. Ne è un chiaro esempio un ex bunker della seconda guerra mondiale. Un’imponente costruzione di cemento, è stato trasformata, grazie ad un’opera di rigenerazione urbana, in un centro culturale. Nell’estate del 2024 è stato anche inaugurato il tetto verde della struttura ospita oggi 23.000 piante, trasformando uno scomodo edificio, ricordo della guerra, in un parco pubblico di libero accesso per tutta la cittadinanza.  

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Non solo Amburgo

Come dimostrato dall’esempio di Amburgo, ogni città ha una storia che partecipa a determinarne il profilo urbano. Tradizioni, cultura, fattori locali e contestuali determinano, in gran parte dei casi, scelte urbanistiche diverse. In questo senso, l’ascolto delle comunità diventa un driver necessario nella scelta degli interventi da realizzare: in questa direzione, ed in alcuni casi, viene in aiuto la tecnologia, strumento capace di “democratizzare” le priorità ascoltando i cittadini. L’avvento delle tecnologie in ambito smart city permette oggi l’utilizzo di strumenti, dati e variabili che semplificano l’ascolto e la partecipazione dei cittadini. Permettendo modalità di co-progettazione inedite e di identificazione delle priorità d’intervento in modo intelligente. 

L’esempio viene da Salt Lake City, nello Utah. La città ha impiegato strumenti di ascolto innovativi per cambiare la disposizione delle strade. Se in passato, infatti, le strade delle grandi città americane sono state progettate in tre principali conformazioni (arteria principale, collettori e strade locali) considerando esclusivamente il passaggio delle auto, l’obiettivo di Salt Lake City è stato quello di modificare questa concezione di organizzazione stradale attraverso la collaborazione dei cittadini. Le nuove tipologie di strade del centro storico della città, grazie ad un’indagine condotta attraverso gli strumenti tipici di una smart city, pone adesso l’attenzione su mobilità pedonale e ciclabile, prestando particolare attenzione alle aree verdi e ai requisiti di sostenibilità stabiliti di concerto con i cittadini. Lo stesso concetto di strada muta: da infrastruttura deputata alla sola attività di spostamento e adesso si abbraccia un più ampio concetto di strada come luogo di attività sociale.  

Anche le città latino-americane hanno trovato, nella tecnologia, gli strumenti necessari per migliorare aspetti cruciali della vita urbana: mobilità, gestione dei rifiuti ed efficienza accompagno l’importante lavoro sugli spazi pubblici condotto da Medellìn, Bogotà e Città del Messico. Cruciale, tuttavia, resta l’ascolto dei cittadini: la tecnologia è solo uno strumento che ne facilita l’esecuzione. 

A Barcellona, si stanno sfruttando le caratteristiche urbane del passato per migliorare i quartieri: il programma dei Superblocks, di cui tanto si è parlato, sfrutta la tipica conformazione in blocchi delle città catalana, isolando porzioni di quartieri al traffico automobilistico e creando delle nuove aree pedonali in cui spazio pubblico, aree verdi e urbanistica tattica creano nuovi ambienti di socializzazione, sposando il concetto di città dei 15 minuti.  

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Un’altra città che, traendo ispirazione dal passato e dall’ascolto dei cittadini, sta ristabilendo nuovi standard urbani nel presente è Pontevedra: già negli anni ’90 la limitazione alla circolazione delle auto nel centro storico, unita ad un lungimirante piano di “rinverdimento” delle aree pubbliche ha permesso alla città di attrarre nuovi residenti, spinti a spostarsi nella città galiziana grazie alla maggiore qualità della vita. Il cambiamento, inusuale per gli anni ‘90, è avvenuto grazie al coraggio dell’amministrazione e alla sua capacità di ascolto dei cittadini. Che, prima dei cambiamenti che resero Pontevedra quella che è oggi, apparivano “stanchi e stressati”, a tal punto da abbandonare la città. Oggi, Pontevedra è un modello imitato da città ben più grandi.  

Gli esempi riportati dimostrano come è attraverso l’ascolto della componente sociale di una città, custode di tradizioni e identità, che, investendo sugli spazi deputati proprio a questa componente – ovvero lo spazio pubblico – è possibile migliorare le nostre città. E a volte, basta guardare indietro, con l’obiettivo di migliorare l’oggi. 

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Per approfondire:

Can citizens design their own streets? – Tomorrow.City  

‘It’s a big lever for change’: the radical contract protecting Hamburg’s green space | Access to green space | The Guardian 

Hamburg’s Year as European Green Capital 

Green Network Hamburg 

A Car-Free Streets Trailblazer for Pedestrians in Spain: Ask a Mayor – Bloomberg 

Barcelona Superblock | Barcelona City Council 

From War Relic to Mixed-Use: Plans to Build a “Green Mountain” Atop a Bunker in Hamburg | ArchDaily