“Che aspetto ha una città percorribile a piedi? Che aspetto hanno le strade? Cosa piace provare alle persone mentre camminano?”. Queste, sono solo alcune delle domande che si sono posti gli urbanisti della società di consulenza che si è occupata della realizzazione e della riqualificazione di un quartiere di Copenaghen: Nordhavn.  

Il quartiere sorge su una penisola di 2 km quadrati a nord est del centro della capitale danese: un ex polo industriale nell’area portuale della città. Oggi, grazie alla popolarità di Copenaghen e all’aumentare dei suoi abitanti, la città ha deciso di riqualificare queste aree portuali e industriali, creando alloggi per 40.000 persone e altrettanti posti di lavoro nei prossimi 40anni. Al momento, Nordhavn ospita 6.000 persone.  

copenhagen

A prima vista, la storia di Nordhavn è simile a quella di tanti nuovi quartieri sorti dalle rovine di aree industriali in disuso: le città si espandono, cercando nuovi posti capaci di rispondere all’aumentare della popolazione, mentre le aree industriali – ormai in disuso – vengono trasformate in nuovi quartieri. La particolarità del nuovo quartiere, tuttavia, sta nella sua progettazione e in quello che incarna. Nordhavn è uno dei pochi quartieri che può fregiarsi del titolo di “città dei 5 minuti” o, meglio, quartiere dei 5 minuti: un concetto che nasce addirittura prima della più celebre città dei 15 minuti, e che si basa nel garantire tutti i servizi e i luoghi essenziali come scuole, asili, bar, infrastrutture sociali, negozi e uffici a soli 5 minuti di percorrenza a piedi. Il vantaggio di dover realizzare, quasi ex novo, un quartiere sta nel potere della progettazione: se si progetta tenendo a mente prima i bisogni delle persone – rispetto, ad esempio, a quelli delle auto – allora ci sono alte probabilità che quel quartiere riesca a garantire una buona vivibilità ai suoi abitanti. Nordvahn segue quella che è la tendenza intrapresa da Copenaghen nell’ormai lontano 2005, ovvero, quella di essere una città sostenibile, ad emissioni 0. Se per l’intera città non si è ancora raggiunto l’obiettivo – le emissioni, dal 2005, sono comunque calate del 75% –  Nordvahn è invece un quartiere completamente ad emissioni 0. Aspetto cruciale di questo risultato è sicuramente l’assenza – o quasi – di automobili: il quartiere si basa su una rete di trasporto pubblico efficiente: due stazioni della metropolitana permettono di raggiugere facilmente il centro di Copenaghen e altre due stazioni sono in attesa di essere aperte. Le strade sono delle ampie piste ciclabili e non è raro, in un quartiere così, muoversi a piedi: anzi, è parte integrante dell’esperienza di vivere a Nordhavn. Anche gli edifici del quartiere sono stati realizzati secondo elevati standard di sostenibilità, spesso adattando vecchi edifici con nuovi materiali come, ad esempio, le Portland Towers: due vecchi silos utilizzati in precedenza come deposito per lo stoccaggio di grano e cemento. Oggi convertiti in uffici. Tuttavia, non è soltanto la sostenibilità ambientale a rendere Nordhavn un modello di quartiere a 5 minuti. Ma è soprattutto la sua “sostenibilità sociale” come l’ha definita Anne Skovbro, amministratrice delegata dell’autorità portuale di Copenaghen. “Come esseri umani, ci nutriamo dell’idea di avere un contatto con altre persone” spiega Skobvro. La socialità del quartiere e l’attivazione sociale sono state colonne portanti nel design del processo di riqualificazione dell’area. Oltre alla rete di trasporti, a piccoli parchi e ai luoghi di cultura, a Nordhavan c’è stato un attento lavoro di progettazione persino nella scelta degli acquirenti dei terreni e degli spazi, cercando di prediligere attività che incentivassero il piccolo commercio. Sul tetto di un parcheggio multipiano è stato realizzato un parco giochi in cui i bambini giocano insieme a professionisti che fanno jogging, creando anche momenti di socialità intergenerazionale. Il fatto di sorgere su una penisola ha poi dei chiari vantaggi: l’acqua bagna il quartiere su tre lati, e ci sono alcune spiagge balneabili. È inoltre presente uno nuovo spazio multifunzionale, Nordhus, gestito da una fondazione senza scopo di lucro. L’obiettivo di Nordhus è quello di creare qualcosa che desse senso di appartenenza all’area: eventi, pranzi e cene a prezzi accessibili o, semplicemente, uno spazio dove ritrovarsi. 

Tuttavia, non mancano le criticità: modelli come Nordahvn possono sembrare delle enclavi chiuse, ristrette, appannaggio esclusivamente di chi le vive, di chi può permettersi di viverle. Non siamo lontani da definire questo rischio gentrificazione: i negozi e le boutique presenti nel quartiere hanno prezzi spesso alti, così come gli alloggi. La scuola presente è una scuola privata con una retta alta, che non tutti gli abitanti possono permettersi: così, alcuni bambini sono costretti a fare i pendolari verso altre scuole. Tuttavia, Nordahvn è ancora in fase di sviluppo: c’è in progetto la creazione di una scuola pubblica gestita dallo Stato, che dovrebbe sorgere proprio accanto a quella già presente. Inoltre, se da un lato c’è il rischio che Nordahvn diventi una “gabbia dorata”, secondo la stessa Skovbro, in realtà, l’edilizia sociale è stata al centro della progettazione del quartiere: Copenaghen vuole garantire il 30% di edilizia sociale in tutta la città. Nordhavn è ancora al 20% ma la percentuale dovrebbe crescere ulteriormente. Difatti, lo sviluppo di Nordhavn è fermo al solo il 25% del progetto iniziale. Manca ancora molto: ad esempio, un grande parco pubblico, che nascerà all’interno della Fabbrica del Tunnel, un enorme complesso industriale dove venivano realizzati i tunnel sottomarini che collegano Copenaghen con Malmo. Riuscire a garantire una sorta di apertura all’esterno del quartiere è la sfida che l’amministrazione deve vincere, cercando di bilanciare tutti gli elementi necessari per integrare il quartiere al resto della città, e a garantire a tutte le persone, indipendentemente dalla loro disponibilità economica, a vivere quartieri come Nordhavn.  

Una città per le persone

Se Nordhavn è un recente quartiere che, per certi versi, racchiude gli elementi che vogliono rendere Copenaghen il modello di una città diversa, incentrata sulle persone (e seppure, ancora, presenta delle forti criticità), la capitale danese in questi anni si è resa protagonista di alcuni cambiamenti, più piccoli e granulari, che la pongono spesso in cima alle classifiche di vivibilità. 

Copenaghen, ormai da anni infatti, sta reinventando con successo e in modo anche fantasioso e anticonvenzionale le sue infrastrutture e lo spazio pubblico, permettendo ai cittadini di vivere un luogo non solo più sostenibile, ma anche più sicuro e a “misura d’uomo”.  

Questi cambiamenti fanno parte del più ampio programma Metropolis for People. L’obiettivo è quello di creare una “vita urbana variegata” in cui tutti, indipendentemente dall’età, dallo status sociale, dalle condizioni economiche o qualsiasi altra differenza siano in grado di partecipare a questa vita urbana.  

L’esempio più celebre di questa trasformazione è forse CopenHill. Un luogo in cui, giovani e meno giovani, sciano scendendo lungo il pendio che avvolge l’inceneritore di rifiuti, reindirizzandone l’utilizzo a favore dei cittadini. Si tratta di una soluzione originale per rendere piacevole un’infrastruttura necessaria ma, effettivamente, non gradevole alla vista. La presenza della centrale elettrica di cui fa parte l’inceneritore non era stata accolta con piacere dai residenti. Il suo “camuffamento” e trasformazione in una infrastruttura in cui tutti possono praticare sport non solo trasforma l’inceneritore in un luogo piacevole ma, secondo il suo ideatore, “nel fondamento della vita sociale della città”. I benefici di questa trovata non si limitano al lato estetico ma hanno anche un impatto diretto sulla salute delle persone. Incentivando bambini e adulti a praticare sport, si migliora la loro salute psicofisica e si creano momenti di inclusione e socialità solitamente distanti da ciò che può offrire un inceneritore.  

Fra i progetti più noti della città non si può non nominare il parco di Superkilen, con le sue altalene giganti e installazioni che hanno, inoltre, reso l’area – un tempo nota per episodi di violenza e degrado – più sicura (ne abbiamo parlato qui). D’altronde, la stessa Anne Skovbro ha affermato che “un quartiere più sociale è un quartiere più sicuro”.  

Anche la piazza centrale di Israel Plads, prima un parcheggio senz’anima, è stata oggetto di un intervento di rigenerazione urbana che ha dotato la piazza di un campo da basket, con un design vivace e grandi trampolini che invitano le persone a saltare sui giochi d’acqua presenti. La popolarità di questi progetti, inoltre, stimola una cultura di valorizzazione dello spazio pubblico che sta diventando endemica nella capitale danese, creando “nuove idee di ciò che la città può essere”. 

Le trasformazioni vissute da Copenaghen, e ancora in atto, dimostrano che il cambiamento verso una città più sostenibile, vivibile e che metta al centro l’attivazione sociale dei suoi abitanti è possibile: attraverso la collaborazione, l’ascolto e un attento lavoro di progettazione. Perché non sono solo i grandi progetti come Nordhavn – non privi, tra l’altro, di criticità – a cambiare il volto di una città. A volte, basta trasformare con un po’ di pragmatismo e fantasia quello che già c’è. 

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Per approfondire:

A metropolis for people Visions And goals for urban life in Copenhagen 2015 – Academia Edu 

Cobe – Israels Plads 

Playful urbanism: How Copenhagen is reinventing public spaces – POLITICO 

The five-minute city: inside Denmark’s revolutionary neighbourhood | Denmark | The Guardian