Il rewilding urbano è una strategia di progettazione ecologica che mira a reintrodurre la natura nelle città, attraverso la creazione di spazi verdi selvatici, la rimozione del cemento e la promozione della biodiversità. Più di una semplice tendenza, il rewilding è un approccio multidisciplinare che coinvolge urbanisti, ecologi, botanici e cittadini per rendere le città più sane, resilienti e vivibili.

Questa visione è in linea con gli obiettivi dell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite e si fonda sull’idea che le città debbano evolversi in ecosistemi condivisi tra esseri umani e non umani.

Perché il rewilding urbano è fondamentale oggi

Le città stanno diventando sempre più vulnerabili agli effetti del cambiamento climatico e dell’eccessiva urbanizzazione. Tra i problemi più evidenti ci sono l’aumento delle temperature dovuto all’effetto isola di calore, l’inquinamento atmosferico, la crescente impermeabilizzazione del suolo e la perdita progressiva di biodiversità.

Il rewilding urbano rappresenta una risposta concreta e accessibile a queste criticità. L’introduzione di spazi verdi naturali nelle aree urbanizzate contribuisce ad abbassare le temperature grazie all’ombra degli alberi e alla traspirazione delle piante, migliorando al contempo la qualità dell’aria. La presenza diffusa di vegetazione non ha solo un impatto ambientale: favorisce anche il benessere fisico e mentale dei cittadini, offrendo spazi di quiete, bellezza e socialità.

Inoltre, le aree rinaturalizzate diventano habitat preziosi per insetti impollinatori, uccelli e piccoli mammiferi, contribuendo così a ripristinare ecosistemi urbani più ricchi e vitali. Infine, riportare il suolo alla sua condizione naturale significa restituirgli la capacità di assorbire l’acqua piovana, riducendo il rischio di allagamenti e rendendo le città più resilienti di fronte agli eventi climatici estremi.

 

Depaving ovvero restituire il suolo alla natura

Come avevamo già evidenziato nell’articolo “Foreste urbane e depaving“, il depaving non è solo una pratica ambientale, ma anche un potente strumento di rigenerazione urbana e sociale.

Anche in Italia il depaving – ovvero la rimozione di asfalto e cemento – è già realtà. Nella sola Milano, secondo i dati diffusi in una nota ufficiale del Comune, da ottobre 2021 a oggi sono stati realizzati quasi 340mila metri quadrati di nuove aree verdi. Queste includono parchi attrezzati, giardini e spazi pubblici distribuiti in tutti i municipi. Altri 367mila metri quadrati sono attualmente in progettazione o in fase di realizzazione. Uno dei primi esempi concreti di depaving è stato via Bach, dove la sostituzione del manto stradale con prato e piante ha migliorato il microclima, abbassato la temperatura percepita e creato nuovi spazi di socialità.

Foreste in miniatura, biodiversità massima

Le Tiny Forest, basate sul metodo Miyawaki, sono microforeste urbane ultra-dense che crescono 10 volte più velocemente e ospitano 20 volte più biodiversità rispetto a un impianto tradizionale. Di queste pratiche avevamo già parlato nell’articolo “Piccole foreste in grandi città“ con esempi anche internazionali.

Si tratta di progetti pilota, avviati anche in Italia, in cortili scolastici e in spazi residuali, ispirandosi a città come Londra e Utrecht.

Questi ecosistemi in miniatura, spesso grandi quanto un campo da tennis, sono progettati per offrire molteplici benefici ambientali e sociali. La loro fitta vegetazione consente di assorbire efficacemente CO₂, contribuendo alla riduzione dell’inquinamento atmosferico. Allo stesso tempo, forniscono rifugio e nutrimento a impollinatori come api e farfalle, fondamentali per l’equilibrio degli ecosistemi urbani.

Ma le Tiny Forest non sono solo riserve verdi. Diventano infatti veri e propri spazi educativi a cielo aperto, dove bambini e studenti possono osservare da vicino i processi naturali e imparare il valore della biodiversità. Infine, grazie alla densità della vegetazione, svolgono un ruolo importante nel mitigare l’effetto isola di calore, contribuendo ad abbassare le temperature nelle aree circostanti.

Monte Stella – QT8: un’oasi urbana rewilded

Nel quartiere QT8, l’area dell’Oasi Naturalistica di Monte Stella è diventata un esempio spontaneo di rewilding urbano. In soli 8.000 m² si contano oltre 239 specie vegetali e 36 specie di uccelli. Un progetto di ricerca internazionale (The Practice of Urban Rewilding, 2023) propone di trasformarla in un prototipo di coabitazione uomo-natura, accessibile per l’educazione ambientale e la ricerca scientifica.

Modelli da seguire nel mondo

Londra – Rewild London Fund
Con un investimento di 28 milioni di sterline, Londra ha creato oltre 365 ettari di nuovi habitat urbani. Tra questi, la Heritage Forest nel cuore di Chelsea dimostra come anche le zone centrali possano ospitare ecosistemi naturali.

Singapore – Biofilia su larga scala
La città-stato asiatica ha riconvertito ex aree industriali in corridoi verdi, zone umide e super-alberi artificiali. Il Parco Bishan, esempio emblematico, ha registrato un aumento del 30% della biodiversità in soli due anni.

New York – High Line
Nata su un’ex linea ferroviaria sopraelevata, la High Line è oggi uno dei simboli del rewilding urbano. Unisce vegetazione spontanea, arte pubblica e accessibilità, trasformando lo spazio in un corridoio ecologico e sociale.

Barcellona – Biodiversità urbana post-lockdown
Dopo il lockdown del 2020, Barcellona ha avviato una strategia strutturata per favorire la biodiversità in città. Ha creato giardini per impollinatori, installato torri-nido per uccelli e pipistrelli e ampliato la rete di spazi verdi e “strade verdi”, integrando natura e mobilità sostenibile.

Germania – “Städte wagen Wildnis”
Francoforte, Hannover e Dessau-Roßlau hanno partecipato al progetto che possiamo tradurre come “Le città osano la natura selvaggia”, lasciando che la vegetazione si sviluppasse liberamente in aree urbane designate. Il risultato è stato un aumento della biodiversità e una maggiore resilienza climatica degli spazi cittadini.

Rewilding come visione di città futura

Il rewilding urbano non è solo ecologia, è cultura, salute, resilienza, comunità. È una strategia per affrontare le tre crisi del nostro tempo – climatica, ecologica e sociale – con uno sguardo innovativo e rigenerativo.

Molte città italiane stanno compiendo i primi passi verso una transizione ecologica urbana più consapevole, avviando iniziative che puntano a reintegrare la natura nel tessuto cittadino. È ora di consolidare questi segnali positivi, trasformandoli in politiche pubbliche strutturali e durature. Serve una visione condivisa che coinvolga amministrazioni locali, scuole, imprese e cittadini in un’alleanza per città più vivibili, resilienti e ricche di biodiversità.

Come ha detto il sindaco di Montréal Valérie Plante “Le città sono piene di grandi iniziative. Dobbiamo lasciare che la natura guidi”.

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Per approfondire:

The practice of urban rewilding : design of naturalistic oasis in Monte Stella, QT8, Milan, Lyu Xueting e Fang Zejia, Politecnico di Milano tesi di Laura magistrale 2022/2023

Il rewilding urbano: cosa è e dove si diffonde, TheWayMagazine

Messo a fuoco, Urban rewilding: il valore e i co-benefici della natura negli spazi urbani, C40, 24 aprile 2023

8 cities rewilding their urban spaces, World Economic Forum, 18 giugno 2021

Gianluca RIccio, Rewilding delle città: devono “ricrescere” più verdi, pulite e sane, Futuro Prossimo

Simone Lupino, Depaving e parchi: a Milano 700mila ettari di nuovo verde, Phaseout Magazine