In un Paese attraversato da una miriade di interventi di rigenerazione – spinti dal PNRR e da nuove politiche urbane – il cantiere è ormai diventato parte del paesaggio quotidiano. Strade chiuse, recinzioni, rumori, deviazioni: per molti cittadini rappresenta una parentesi di disagio e sospensione. Eppure, in diverse città europee e anche in alcune esperienze italiane, il tempo del cantiere sta rivelando un potenziale diverso, persino sorprendente.

Può infatti diventare un tempo fertile, una fase in cui la città continua a respirare, sperimentando forme nuove di relazione e partecipazione. L’idea è semplice ma rivoluzionaria: trasformare il cantiere da barriera a laboratorio urbano, da spazio chiuso a luogo di racconto, arte e incontro.

Il cantiere come laboratorio urbano

Da Parigi a Londra, il concetto di “meanwhile use” – ovvero l’uso temporaneo degli spazi in attesa della loro trasformazione – è ormai una pratica consolidata. Progetti come Les Grands Voisins a Parigi, nato nell’ex ospedale Saint-Vincent-de-Paul, hanno mostrato che anche un sito in attesa di demolizione o riconversione può diventare un centro vivo di comunità. Lì, tra un padiglione e l’altro, sono nati spazi di lavoro, alloggi sociali, botteghe artigiane e orti urbani, diventando un caso di riferimento europeo. (ad esempio, le analisi del progetto ne indicano la trasformazione in un hub sociale e creativo con migliaia di visitatori al giorno).

A Londra, studi del Greater London Authority e del think-tank Centre for London raccontano casi simili. Nei grandi progetti di rigenerazione, da King’s Cross a Battersea, i periodi di cantiere sono stati accompagnati da giardini temporanei, installazioni artistiche, mercati e laboratori. La “Skip Garden” di King’s Cross, costruita con materiali di recupero, è diventata simbolo di questa filosofia: un luogo dove studenti e residenti hanno coltivato ortaggi e relazioni, mentre attorno si costruiva uno dei quartieri più moderni d’Europa.

In entrambi i casi, l’idea è chiara: non bisogna aspettare la fine dei lavori per far tornare la vita. Il tempo di transizione può essere vissuto come parte integrante della trasformazione, non come una pausa forzata.

L’Italia tra PNRR e città che cambiano

Anche in Italia il tema del cantiere “attivo” comincia a emergere. I grandi programmi di rigenerazione – dal programma PINQuA ai progetti del PNRR – hanno riportato l’attenzione su quartieri fragili e spazi pubblici in attesa di rinascita. Tuttavia, il rischio resta quello di un approccio puramente tecnico: si lavora sui metri quadrati, non sulla vita che quei metri dovranno accogliere.

Al contrario, esperienze locali e ricerche promosse da ANCI e da reti europee mostrano che anche durante i lavori è possibile mantenere vivo un senso di appartenenza: aprire recinzioni visive, coinvolgere scuole e associazioni, organizzare micro-eventi o semplicemente raccontare in modo trasparente cosa sta accadendo. Questa linea guida è centrale per evitare che il quartiere si “fermi” in attesa della città futura.

Cesate d’Autore, un cantiere che racconta

A Milano, nel quartiere Giambellino, il progetto Cesate d’Autore – Largo Scalabrini, rappresenta un caso emblematico di questa nuova visione. In occasione di un grande cantiere per la realizzazione di un parcheggio interrato, che avrebbe potuto isolare una porzione di quartiere, l’amministrazione e l’impresa hanno scelto una direzione diversa: rendere il cantiere un luogo parlante, colorato, persino accogliente.

Le cesate, invece di essere semplici barriere, sono diventate superfici narrative: Sono state trasformate in un racconto visivo dedicato al quartiere, con fotografie, illustrazioni e testi che celebrano il genius loci del Giambellino – le sue storie e la sua vitalità. Sulle pareti sono apparsi pannelli di indirizzamento, fotografie dell’autore Maurizio Gjivovich, testi curati da Claudio Sanfilippo e un percorso colore realizzato dall’associazione WAU! Milano per rendere pedonali più sicuri e gradevoli i percorsi attorno al cantiere.

Inoltre alcune porzioni delle cesate sono state utilizzate come “museo a cielo aperto” per far conoscere ai cittadini le opere degli artisti a cui sono intitolate molte delle vie adiacenti all’area.

L’area interessata dai lavori è diventata un front-urban temporaneo che continua a vivere e a farsi città, nonostante il cantiere in corso. Il progetto mostra come sia possibile mantenere vitalità urbana e identità di quartiere prima che la trasformazione definitiva sia completata.

SCALOdARTS, uno spazio di relazione e narrazione collettiva

Il progetto, promosso da Fondo di Porta Romana, non aveva solo lo scopo di abbellire l’area ma, principalmente, di avvicinare i cittadini allo sport come veicolo di valori positivi per la nostra società.

L’iniziativa ha coinvolto infatti scuole, istituzioni, artisti e atleti nel nome dello sport e dell’arte. Il risultato è stata una grande opera collettiva lasciata in eredità alla città di Milano, che valorizza il perimetro del cantiere del Villaggio Olimpico.

Nel corso di tre giornate, 200 metri di cesate sono stati decorati da opere di street art realizzate da 20 artiste e artisti: stili, visioni, tecniche diverse per interpretare i Valori Olimpici e Paralimpici.

La grande opera collettiva, consegnata alla città in un evento che ha coinvolto Istituzioni, atleti, artisti e scuole limitrofe. In particolare, gli alunni delle scuole di I e II grado del Municipio 4 sono stati coinvolti in percorsi guidati alla scoperta delle opere, accompagnati dagli educatori di Fondazione Milano Cortina. Hanno avuto anche modo di mettersi alla prova in laboratori di street art e di conoscere alcuni atleti Olimpici e Paralimipici.

Essendo un lascito alla cittadinanza, l’iniziativa resta fruibile a tutti anche tramite QR code. Ogni opera è infatti in questo modo presentata e raccontata dall’artista stesso che l’ha realizzata, per accompagnare i cittadini alla scoperta dei Valori Olimpici e Paralimpici.

Come per Cesate d’Autore, anche SCALOdARTS testimonia come la fase di transizione possa diventare tempo vivo e generativo. Un laboratorio di comunità, arte e cittadinanza che continua a produrre valore anche dopo la fine dei lavori.

 

Il cantiere come spazio di relazione

Da esperienze come queste emerge un principio chiave e cioè che il cantiere non è solo un fatto tecnico, ma anche un fatto culturale e sociale. Curare la sua estetica, renderlo trasparente, trasformarlo in luogo di comunicazione e incontro contribuisce a costruire fiducia e appartenenza.

In questo senso, il progetto milanese si inserisce pienamente nella filosofia di Brand Urbanism: l’idea che brand, enti pubblici e cittadini possano collaborare per migliorare concretamente la qualità dei luoghi, generando valore sociale e culturale oltre che visivo. Come accade nei migliori casi europei, il cantiere diventa occasione per sperimentare linguaggi, servizi, forme di collaborazione che resteranno anche dopo la fine dei lavori.

Cantieri che chiudono o cantieri che accolgono?

Se guardiamo al futuro delle nostre città italiane, la sfida è tutta qui. Abbiamo bisogno di cantieri che non spengano la vita urbana, ma che la tengano accesa. Che non cancellino i legami di quartiere, ma li rafforzino. Che non siano solo l’anticamera del nuovo, ma parte viva della trasformazione.

Progetti come Cesate d’Autore dimostrano che tutto questo è possibile: basta cambiare prospettiva. Il cantiere non è un tempo morto, ma un tempo di possibilità. È la città che, pur in trasformazione, continua a raccontarsi, sperimentare, respirare.

In fondo, la domanda è semplice: vogliamo cantieri che chiudono, o cantieri che accolgono?

[Torna alla pagina News] 

Per approfondire:

Unione Europea, URBACT, Temporary use of vacant urban spaces, REFILL

Martin, I. Deas e S. Hincks, The role of temporary use in urban regeneration: ordinary and extraordinary approaches in Bristol and Liverpool, Planning Practice and Research, 34, 2019

The Greater London Authority, Meanwhile Use of London, ARUP, novembre 2020

Brand for the City, Cesate d’Autore – Largo Scalabrini, 16/09/2024

Agile City, Les Grands Voisins, 16 gennaio 2027

Forum Terzo Settore, Programma innovativo della qualità dell’abitare (PINQUA), Openpolis

Brand for the City, SCALOdARTS. L’arte urbana a Scalo Romana, 16/01/2024