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Da anni ormai si sente parlare di SmartCity, ovvero la “città intelligente”, anche se spesso il termine viene utilizzato in modo improprio, con una sfumatura tecnologica o addirittura fantascientifica. Innanzitutto è necessario chiarire che “città intelligente” non deve essere intesa come “città digitale”. Infatti la prospettiva della SmartCity prevede una città che gestisce le risorse in modo intelligente con l’obiettivo di diventare economicamente sostenibile ed energeticamente autosufficiente, prestando grande attenzione alla qualità della vita e ai bisogni dei propri cittadini. Tutto questo con il fondamentale supporto della tecnologia, ma non solo.

Al di là delle definizioni, che lasciano il tempo che trovano, per l’Unione Europea ci sono 6 grandi aree di riferimento perché si possa parlare di SmartCity:

Smart People. Le persone sono l’elemento fondamentale, la città intelligente deve essere fondata sull’interazione reciproca e il dialogo tra amministrazione e cittadini. Il coinvolgimento è la chiave per raggiungere gli obiettivi.
Smart Living. Deve essere garantito ai cittadini un benessere in tutte le sfere del quotidiano (educazione, salute, cultura, sicurezza).
Smart Mobility. Le soluzioni di mobilità intelligente devono essere finalizzate alla diminuzione dei costi, dell’impatto ambientale e all’ottimizzazione delle risorse.
Smart Economy. Innovazione tecnologica e collaborazione tra pubblico e privato per una gestione più efficiente.
Smart Governance. L’amministrazione deve dare centralità al capitale umano, alle risorse ambientali, alle relazioni e ai beni della comunità.
Smart Environment. Gli aspetti prioritari della città intelligente sono lo sviluppo sostenibile, il basso impatto ambientale e l’efficienza energetica.

Come si può ben capire quindi, le SmartCity portano diversi benefici sia ai cittadini sia a chi “vive” comunque la città, seppur con un necessario punto focale di attenzione legato alla cybersecurity.

Lo studio “Building a Hyperconnected City“, condotto da ESI ThoughtLab ha esaminato, nel 2019, i programmi smart in 100 città di tutto il mondo ed è emerso un sostanziale ritorno sull’investimento per le città più smart in termini di soddisfazione degli utenti, salute pubblica e guadagno finanziario.

Recentemente, con l’emergenza sanitaria Covid-19, la transizione verso la SmartCity ha subito un’accelerazione. Il modo di affrontare la quotidianità, in un contesto completamente nuovo, sta aprendo la strada, infatti, a trend forieri di grandi cambiamenti (CityVisions Trends 2021).

  • Transizione energetica (trasporti, riscaldamento, illuminazione), con un’attenzione al tema delle tariffe dell’energia;
  • Tecnologie 4.0, come machine learning e deep learning, da applicare all’ingente mole di dati proveniente dai servizi pubblici, soprattutto nell’ambito della smart mobility;
  • La città dei 15 minuti, non più un agglomerato preciso di edifici e mercati, tutto dovrà essere raggiungibile in tempi ridottidal luogo in cui il cittadino risiede;
  • Walkability, lo spostamento a piedi che riduce traffico, inquinamento e problemi di salute. Riduce le spese sanitarie, i cui fondi possono essere investiti in altri progetti;
  • La riduzione del numero di automobili in circolazione. L’auto è un bene di largo consumo che rimane inutilizzato per il 95% della propria vita;
  • Una città all’insegna dell’health e well-being, a misura di una popolazione sempre più anziana e con problemi di salute;
  • L’acqua, che sarà al centro delle problematiche future delle città (depurazione, de-batterizzazione, recupero corsi d’acqua cittadini e adeguamento tubazioni obsolete, anti-spreco);
  • Re-naturalizzazione, rendendo permeabili le superfici come cemento e asfalto per combattere il dissesto idro-geologico.

Ora, posto che al mondo una città già “completamente smart” in ogni dettaglio ancora non esiste, ci sono diverse città in una fase avanzata di sviluppo (es. Copenhagen, Londra, Berlino o Singapore) e svariati progetti nel mondo che prevedono profonde trasformazioni dei tessuti urbani o addirittura la creazione ex-novo di SmartCity. Alcuni esempi di trasformazione profonda sono quelli per esempio messi in opera da IKEA in Svezia (progetto H22) e ad Astypalea, un’isola greca dell’egeo dove, insieme a Volkswagen, il governo greco sta implementando un esperimento con l’obiettivo di farla diventare la prima isola “smart” e “green” del Mediterraneo. Sul fronte della creazione da zero di nuove città si segnalano alcuni progetti come Neom in Arabia Saudita, Woven City progettata da Toyota in Giappone e, infine, il progetto Telosa che Marc Lore, ex CEO della catena di supermercati Walmart, ha affidato all’architetto Bjarke Ingels per crare una SmartCity in un deserto statunitense.
In Italia, indipendentemente dalle diverse classifiche (ICity Rank, EY SmartCity Index, EasyPark SmartCity Index), che vedono Trento, Bologna, Milano, Firenze, Torino e poche altre come player principali, è importante rilevare come i benefici delle SmartCity non siano ancora chiari a tutte le amministrazioni sul territorio.
Sono state avviate svariate sperimentazioni, ma molti progetti sono ancora poco integrati tra di loro e a volte non hanno una chiara strategia di sviluppo del territorio stesso. Tra gli ostacoli al loro sviluppo ci sono sicuramente la mancanza di risorse economiche sufficienti (a tal proposito gli stanziamenti PNRR potrebbero rivelarsi fondamentali) e di competenze adeguate oltre alla presenza di modelli di governance poco chiari. Queste sono le principali ragioni per cui la maggior parte dei progetti viene accantonata dopo la prima fase di sperimentazione. Spesso i comuni risultano quindi ancora impreparati a questa sfida e il numero di collaborazioni pubblico-privato è ancora troppo ridotto.

Questa scarsa propensione a livello di sistema-paese, tranne, come di accennava, qualche eccellenza, rappresenta una perdita di opportunità perché, sintetizzando quanto emerso, una città intelligente porta con sé svariati vantaggi tra cui più efficienza, sicurezza, sostenibilità, interconnesione, partecipazione e inclusività oltre al contenimento dei costi.

Per poi concludere con quanto scrivevano, già nel 2012, Eleonora e Raffaella Riva Sanseverino con Valentina Vaccaro nell’Atlante delle Smart City “Sono proprio i vari aspetti della sostenibilità, della creatività, dell’inclusione sociale e dello sviluppo culturale a determinare la vera nozione di smart city” quindi effettivamente è proprio nel DNA delle SmartCity essere anche sostenibili e inclusive.

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Per approfondimenti:
ESI, Building a Hyperconnected City
CitiVision, Dalla mobilità alla transizione energetica: otto trend della città intelligente di domani, 26/3/21
E. Sanseverino, R. Sanseverino, V. Vaccaro Atlante delle Smart City – Comunità intelligenti europee ed asiatiche, Franco Angeli, 2012
European Commission, Smart cities, Smart Cities Marketplace
Luciana Maci, Smart City, cosa sono e come funzionano le città intelligenti, EconomyUp 14/9/21

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