L’Italia sportiva sta attraversando un periodo straordinario, un vero momento d’oro che unisce i cittadini davanti ai trionfi dei propri campioni. La pallavolo, femminile e maschile, ha portato a casa titoli mondiali che testimoniano la solidità di un movimento costruito con pazienza e lungimiranza; l’atletica ha superato ogni aspettativa conquistando un numero record di medaglie, con protagonisti che stanno riscrivendo la storia di una disciplina in cui il Paese non sempre aveva brillato; il tennis ha regalato emozioni contrastanti, ma ugualmente intense, con le donne capaci di imporsi nella Billie Jean King Cup e gli uomini pronti a contendersi la Coppa Davis.

Questi risultati non sono solo vittorie sportive. Sono narrazioni collettive che offrono un’immagine diversa e più orgogliosa dell’Italia, che accendono un senso di comunità e ispirano le nuove generazioni a credere che l’impegno, la disciplina e il talento possano aprire strade inattese. Ogni punto conquistato, ogni salto, ogni medaglia rappresentano la parte visibile di un lavoro nascosto che si nutre di sacrificio, visione e passione. Ma sono anche uno specchio che ci costringe a porci una domanda: quanto spazio reale lasciamo allo sport nella vita quotidiana dei cittadini comuni?

Dal riconoscimento costituzionale alla vita quotidiana

Il diritto allo sport è stato finalmente riconosciuto anche nella nostra Costituzione, con l’articolo 33 che ne sottolinea il valore educativo, sociale e di promozione del benessere. Un traguardo simbolico e importante, che ci allinea ai principi sanciti già nel 1992 dalla Carta Europea dello Sport e che impegna la Repubblica a garantire opportunità concrete di pratica sportiva. Tuttavia, senza luoghi dove questo diritto possa incarnarsi, il rischio è che resti un’affermazione di principio, priva di effetti tangibili.

Lo sport come bene comune e strumento di coesione

Lo sport non è soltanto agonismo né spettacolo televisivo. È un’attività quotidiana che tocca la salute fisica e mentale, che previene malattie, che sostiene il benessere psicologico, che favorisce l’integrazione e la coesione sociale. È un linguaggio universale che unisce le generazioni e che può trasformare un quartiere in un luogo più sicuro e vitale. Una piazza trasformata in campo di basket, un giardino con attrezzi per il fitness, una piastra  di cemento che diventa un’area multisport: sono questi gli spazi che consentono allo sport di diventare parte integrante della vita urbana e sociale.

La sfida della legacy olimpica

La sfida è chiara: passare da un modello in cui lo sport è vissuto soprattutto in occasione di grandi eventi o all’interno di strutture private, a un modello in cui diventa bene comune, radicato nei territori. Le Olimpiadi di Milano-Cortina 2026 rappresentano un’occasione unica per tradurre questa visione in realtà. La legacy olimpica non può ridursi alla costruzione di stadi o impianti monumentali che rischiano di restare inutilizzati; deve generare un’eredità fatta di spazi diffusi, di prossimità, accessibili a tutti. Un campetto in un quartiere periferico, un percorso attrezzato lungo un parco urbano, un’area fitness all’aperto o un bikepark: questi sono gli interventi capaci di cambiare la vita quotidiana delle persone molto più di una grande arena.

L’Italia dispone già di strumenti come il programma “Sport e Periferie”, che negli ultimi anni ha destinato centinaia di milioni di euro ai Comuni per creare o riqualificare impianti sportivi.

A questo si aggiungono le imprese che credono nella rigenerazione a tema sportivo e che hanno finanziato progetti per realizzare aree sport di vicinanza sul territorio.

Sono passi nella direzione giusta, ma restano spesso rallentati dalla burocrazia, da tempi lunghi di realizzazione e, soprattutto per quelli gestiti direttamente dall’amministrazione, da difficoltà di manutenzione. La vera sfida è dare continuità, diffondere le buone pratiche e garantire che gli impianti non siano calati dall’alto, ma nati dal dialogo con le comunità locali, coinvolgendo associazioni, scuole e cittadini nella gestione e nell’uso quotidiano.

Perché il diritto allo sport non è solo un tema di giustizia sociale, ma anche un tema di qualità urbana. Dove ci sono spazi per giocare, allenarsi e muoversi, le città diventano più sane, più inclusive, più sicure. Lo sport produce capitale sociale: insegna il rispetto delle regole, stimola la collaborazione, riduce le disuguaglianze. Ed è anche un potente fattore di prevenzione sanitaria: secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, l’inattività fisica è uno dei principali fattori di rischio per malattie croniche come diabete e problemi cardiovascolari. Garantire spazi sportivi accessibili significa investire in salute pubblica.

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Oltre l’entusiasmo, per costruire città sportive e inclusive

Guardando alle vittorie di oggi, dobbiamo chiederci che cosa resterà domani. Il rischio è che l’onda di entusiasmo si dissolva se non viene sostenuta da un’infrastruttura sociale capace di renderla permanente. Lo sport deve smettere di essere percepito come lusso o intrattenimento e diventare un diritto quotidiano, una pratica alla portata di chiunque.

L’Italia che trionfa sui podi internazionali deve diventare l’Italia che vince anche nei suoi quartieri. Bambini che possono giocare senza dover attraversare la città, adolescenti che trovano luoghi sicuri per allenarsi, adulti che hanno la possibilità di mantenersi in forma all’aperto, anziani che possono muoversi in spazi pensati anche per le loro esigenze: è questa la vera legacy che le Olimpiadi dovrebbero lasciare. Non solo ricordi di imprese memorabili, ma un Paese più giusto, più sano e più coeso.

Diritto allo sport

Il diritto allo sport non è una bandiera da sventolare solo nei momenti di gloria. È un impegno quotidiano, un dovere civico e istituzionale. Le vittorie di oggi devono diventare la base su cui costruire città in cui tutti, davvero tutti, possano correre, saltare, giocare, allenarsi.
Solo così il successo dei nostri campioni diventerà patrimonio condiviso, capace di trasformare non solo lo sport, ma la società intera.

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Per approfondire:

Camera dei Deputati, Modifica all’articolo 33 della Costituzione, in materia di attività sportiva (legge costituzionale n. 1 del 2023)

Milano Cortina 2026, Progetti di legacy attivi e aree di impatto territoriale

Becca Leopkey, Milena M. Parent, Olympic Games Legacy: From General Benefits to Sustainable Long-Term Legacy, The International Journal of the History of Sport, 2012, 29:6, 924-943, DOI:

Simona Di Iorio, Milano-Cortina 2026: dalla valutazione dei mega eventi alla pianificazione strategica per il futuro del movimento olimpico, Tesi Magistrale Università degli Studi di Milano, anno accademico 2019-2020

Fiona C. Bull, Paul J Simpson, A marathon, not a sprint: Increasing population physical activity as a legacy of sports mega-events,J Sport Health Sci . 2024 Jun 19;13(6):732–735

World Health Organization, Strengthening health and well-being through sport events, WHA77.12, 1 June 2024

The European House – Ambrosetti, Rapporto Osservatorio Valore Sport 2025

Corriere dello Sport, Brand for the City e Fondazione SportCity per Lo Sport che connette, 3 luglio 2024

Brand for the City, Lo Sport Urbanism come cura delle persone e della società, 16/04/2024

Brand for the City, La Legacy Olimpica non va data per scontata. Va costruita, 23/01/2025