C’è qualcosa che i progetti di rigenerazione urbana rischiano di trascurare sistematicamente. Non la qualità del progetto architettonico, non i fondi, non le partnership. È qualcosa di più sottile e più decisivo: il legame che le persone hanno già con il luogo che si vuole trasformare. Ignorarlo non è necessariamente un errore tecnico. È un errore di metodo.

Noi siamo anche i luoghi in cui viviamo

La psicologia ambientale lo studia dagli anni Settanta, ma la pratica urbanistica tende ancora a sottovalutarlo: i luoghi non sono solo sfondo della vita delle persone. Sono parte di essa. Il concetto di place identity — introdotto da Harold Proshansky e colleghi nel 1983 — descrive quella parte dell’identità di una persona che si costruisce attraverso il rapporto con gli ambienti fisici in cui è nata, cresciuta o abita. Ricordi, emozioni, valori, preferenze: tutto questo si sedimenta nel luogo e diventa, nel tempo, parte di chi siamo.

Accanto alla place identity, la ricerca individua altri due costrutti strettamente correlati: il place attachment — il legame affettivo con un luogo, la sensazione di sicurezza che deriva dalla familiarità con ambienti conosciuti — e il sense of place, che comprende sia la dimensione cognitiva che quella emotiva del rapporto con lo spazio. Sono costrutti distinti, ma convergono in un’intuizione comune: chi si sente parte di un luogo lo abita in modo radicalmente diverso da chi non ci si riconosce.

La ricerca del Politecnico di Milano sulla percezione dell’identità del luogo nei processi di rigenerazione individua una tensione fondamentale nelle città contemporanee: da un lato l’accelerazione e la competizione globale spingono verso la standardizzazione degli spazi urbani; dall’altro cresce il bisogno di appartenenza, di riconoscibilità, di luoghi che parlino il linguaggio di chi li abita. Questa tensione, osserva la ricerca, è “un terreno fertile per la pianificazione urbana” — a patto che la pianificazione sappia coglierla e farla propria.

 

Il rischio dell’omologazione: quando la rigenerazione cancella il luogo

Uno studio pubblicato su Scientific Reports ha misurato le risposte emotive e fisiologiche di persone esposte a paesaggi urbani, rurali e periurbani, dimostrando che i paesaggi omologati — quelli che non hanno carattere, che potrebbero essere ovunque — tendono a produrre risposte emotive significativamente più deboli e un attaccamento al luogo quasi nullo. In altre parole: più una città somiglia a tutte le altre, meno le persone ci si sentono a casa.

È il paradosso di molti interventi di rigenerazione contemporanei: rinnovano la forma ma rischiano di erodere l’identità. Sostituiscono ciò che era riconoscibile — anche se degradato — con qualcosa di neutro, efficiente, esteticamente corretto ma privo di memoria. Il risultato non è solo una perdita culturale: è una potenziale perdita di presidio. Come osserva un’analisi recente sul rapporto tra arte, quartieri e valore urbano, “un quartiere non vive soltanto di case, marciapiedi e negozi: vive di simboli condivisi, di riconoscibilità, di orgoglio, di memoria”. E quando un intervento artistico o architettonico riesce a parlare il linguaggio del territorio invece di imporgli un’estetica estranea, “può funzionare come un acceleratore di appartenenza”.

Il senso di appartenenza nasce infatti dalla riconoscibilità del luogo. Un intervento coerente valorizza materiali, proporzioni e relazioni spaziali consolidate nel tempo, aumentando l’attrattività e rafforzando l’identità urbana.

Appartenenza e partecipazione, un circolo che si auto-alimenta

C’è un dato che la ricerca restituisce con coerenza: chi si sente attaccato a un luogo tende a partecipare di più alla sua vita civica. Uno studio internazionale pubblicato sull’International Journal of Community Well-Being ha dimostrato che la coesione sociale media e amplifica il rapporto tra place attachment e partecipazione: l’attaccamento al luogo genera coesione, e la coesione genera partecipazione. È un circolo virtuoso — ma che può funzionare anche al contrario: quando un intervento di rigenerazione indebolisce il senso di appartenenza, erode anche la base su cui costruire il coinvolgimento della comunità.

Il progetto Pablo è vivo! a Parma è un esempio concreto di cosa significhi mettere la place identity al centro di un processo di rigenerazione. Il quartiere Pablo — periferia industriale e popolare con un forte senso di comunità, poi progressivamente svuotatosi di identità e motivi per essere vissuto — è stato oggetto di un intervento costruito esplicitamente intorno alla ricostruzione del “senso condiviso di identità del quartiere e di appartenenza legata sia alla memoria collettiva che alle pratiche attuali e all’uso dello spazio pubblico”. Non si è partiti dallo spazio fisico: si è partiti dalla domanda su chi erano le persone che lo abitavano e cosa significava per loro quel luogo. Ascoltarle è stato il primo atto di progettazione.

Ascoltare prima di progettare. L’appartenenza come punto di partenza

Progettare a partire dal senso di appartenenza non è un’opzione metodologica tra le altre. È la condizione che determina se un intervento di rigenerazione produce effetti duraturi o si esaurisce nella propria durata cantieristica. E ascoltare il territorio — prima ancora di disegnare, prima ancora di decidere — è l’unico modo per sapere cosa quell’appartenenza contiene: quali memorie, quali relazioni, quali paure, quali desideri.

La ricerca del Politecnico di Milano propone le mobilità lente — camminare, andare in bicicletta — come strumenti metodologici per i progettisti: pratiche immersive capaci di restituire una mappa percettiva dei “paesaggi quotidiani” che i residenti abitano e che spesso risultano “invisibili anche agli occhi di chi li abita”. Non si tratta di rallentare il processo: si tratta di non perdere informazioni che nessuna analisi desk può restituire.

Lo spazio pubblico di qualità — piazze, parchi, percorsi pedonali, arredo urbano integrato — è la leva più efficace per costruire e rafforzare questo legame. Non perché sia bello, ma perché crea le condizioni per l’incontro, il riconoscimento reciproco, la formazione di relazioni. E le relazioni sono ciò che trasforma un insieme di edifici in un quartiere, e un quartiere in una comunità. La ricerca accademica sui tessuti urbani consolidati lo conferma: il senso di comunità e di appartenenza ai luoghi si rafforza o si indebolisce attraverso la qualità dello spazio pubblico, non attraverso le intenzioni dichiarate nei piani.

Ogni intervento di rigenerazione urbana che non si chiede cosa significa quel luogo per chi lo abita rischia di trasformare qualcosa che esiste in qualcosa che funziona, perdendo per strada però ciò che rendeva quel luogo vivo. La place identity non è un dato poetico: è una risorsa progettuale. La condizione invisibile — e spesso decisiva — da cui dipende se una rigenerazione produce radici o produce sradicamento. E l’ascolto di chi abita il luogo non è una fase preliminare del progetto: è il progetto stesso, nella sua forma più essenziale.

Se un intervento rigenerativo riesce a parlare il linguaggio del territorio invece di imporgli un’estetica estranea, allora può funzionare come un acceleratore di appartenenza. E l’appartenenza, nelle città, ha anche un valore economico: produce presidio, relazione, microimprenditorialità, permanenza.

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Per approfondire:

Harold M. Proshnnsky, Abbe K. Fabian e Robert Kaminoff, Place Identity: Physical Word Socialization of the Self, Journal of Environmental Psychology, 1983, 3, 57-83 via Academia edu

Jianchao Peng, Dirk Strijker e Qun Wu, Place Identity: How Far Have We Come in Exploring Its Meanings?, Front Psychol 2020 Mar 10;11:294, PMC/NIH

Maria Rosa Baroni, Psicologia ambientale, Il Mulino, 2008

Mirilia Bonnes, Elena Bilotta, Giuseppe Carrus, Marino Bonaiuto, Spazio, luoghi e identità locali nelle tendenze recenti della psicologia ambientale, AGEI, Geotema 37_03, 2024

Danila Saulino, The perception of place identity: understanding emotional relationships between people and place for inclusive regeneration, Politecnico di Milano,Tesi di dottorato anno accademico 2024/2025

Carlo Pisano e Giuseppe De Luca, Progettare nel disordine – Progettare il disordine. Riordinare le fragilità urbane, INU Edizioni, 2024

Architetturadelmoderno, Spazio pubblico tra architettura e identità urbana, 3 marzo 2026

MAPS Cooperativa Urbana, Hanno ammazzato Pablo. Pablo è vivo! Un progetto di rigenerazione urbana e di comunità

Donatella Maisto, Come l’arte cambia i quartieri e attira investimenti: il vero prezzo della rigenerazione urbana, QuiFinanza, 4 Aprile 2026

Adrienne Grêt-Regamey e Marcelo Galleguillos-Torres, Global urban homogenization and the loss of emotions. Sci Rep 12, 22515, 29 dicembre 2022

Fatemeh Bayat, Elham Hesari, Sheida Ghahremani, Sepideh Besharati Kivi, Rashin Hamidi & Negin Hamidi  Analyzing the Causal Model between Place Attachment and Social Participation in Residences through the Mediation of Social Cohesion. Int. Journal of Comm

Brand for the City, Rigenerazione urbana e attivazione sociale come scudo contro la gentrificazione, 11 giugno 2024

Brand for the City, Il potere trasformativo dell’attivazione sociale per una rigenerazione urbana efficace, 11 dicembre 2024

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