Durante una lunga permanenza in Sudamerica, il cantautore Lucio Battisti rimase colpito dalla capacità “di stare insieme” delle persone sudamericane. Tanto da dedicare, a quella forma di comunanza e socialità, un interno album. Appunto, Anima Latina.

Più recentemente, alcuni urbanisti statunitensi stanno prendendo come esempio la capacità delle comunità latinoamericane nel riuscire ad imprimere cambiamenti duraturi e positivi alle proprie città. Mettendo al centro il ruolo della socialità, creando connessioni e luoghi in cui l’inclusione partecipa a migliorare le città – storicamente percorse da episodi di violenza e disagio – in tutti i lori principali aspetti.

Lucia Nogales, ricercatrice e urbanista, nonché ex direttrice del progetto “Ocupa tu Calle” ha affermato: «Quello che ho scoperto in America Latina e ciò che manca qui (in Europa, ndr) è il senso della comunità, la comunità non è un’idea romantica, ma un concetto necessario per “ripensare come funziona la democrazia”».
E per ripensare il ruolo e le funzioni della città, si potrebbe aggiungere.

Attraverso gli esempi di tre grandi città sudamericane, Medellín, Bogotà e Città del Messico, ripercorriamo – in parte – alcuni dei progetti community-oriented che hanno permesso di trasformare queste città. Luoghi storicamente permeati da violenza e instabilità economico politica.
Seppure non tutti i problemi di queste metropoli siano stati risolti, è innegabile che alcuni dei progetti qui descritti abbiano partecipato a migliorare la qualità della vita delle città. Rendendole al tempo stesso interessanti agli urbanisti nordamericani. Se, infatti, amministrazioni e urbanisti del Nord America guardavano prima a Parigi, Amsterdam o Barcellona come esempi da seguire, adesso sono anche le città sudamericane a rappresentare una fonte d’ispirazione.

Combattere il crimine e le disuguaglianze con le Utopie: Città del Messico

Utopie è un progetto di rigenerazione urbana e sociale nella municipalità di Iztapalapa, Città del Messico. Si tratta del quartiere più numeroso della città, segnato da una lunga storia di violenza e povertà. Le Utopie  – sigla la cui traduzione è Unità di Trasformazione e Organizzazione per l’Inclusione e l’Armonia sociale – sono una serie di parchi, centri sociali, hub culturali e strutture sportive in cui la gente del luogo può trovare supporto, svago, socialità o assistenza. I dodici parchi – ovvero quelli finora realizzati – hanno spesso strutture e forme stravaganti, che migliorano anche l’aspetto estetico del quartiere, e che hanno ridato luce a porzioni di tessuto urbano degradato e sottoutilizzato. Ma ciò che conta di più è quello che avviene al loro interno: sport e attività di socializzazione hanno determinato un abbassamento della criminalità, attraverso il coinvolgimento attivo della comunità. Che adesso dispone di luoghi in cui la diffusione della cultura, l’assistenza allo studio, una vasta gamma di servizi sociali e di svago permette una maggiore inclusione delle persone e le allontana da tutte quelle dinamiche criminose che, spesso, si diffondono proprio nella povertà dell’offerta di servizi. Parallelamente al progetto Utopie – che ha vinto anche un importante premio  , va menzionato anche il progetto Pilares, che mira alla creazione di più di 200 piccoli centri comunitari. L’acronimo? Centri per l’Innovazione, la libertà, l’Arte, l’Educazione e la Conoscenza. Ovvero centri per le comunità.

La rinascita di Medellín: i parchi biblioteca e l’unione fra comunità

Se negli anni 90’ Medellìn era conosciuta come capitale del crimine, oggi è divenuta meta turistica e simbolo della rinascita delle città sudamericane. Ciò che ha cambiato profondamente la città sono stati i PUI, (Proyectos Urbanos Integrales) progetti che hanno previsto un’attenta pianificazione partecipata. E che sono andati ad intervenire, caso per caso, sui principali punti – sia fisici che sociali – di disagio per la città. Ad esempio, sono stati creati collegamenti fisici fra vari quartieri, soprattutto, fra i Barrio più isolati delle alture e quelli più in periferia. Ciò ha creato le condizioni per una maggiore unione fra le diverse comunità di Medellín, partecipando al miglioramento generale delle condizioni di vita delle persone, come  avevamo già accennato in questo articolo. L’importanza della componente sociale e comunitaria è evidente anche nel lavoro di ascolto e partecipazione condotto con le persone. Ad esempio, in alcuni quartieri è emerso che la strada – visto il poco spazio pubblico destinato alle persone – era elemento centrale della rigenerazione, in quanto luogo per l’interazione sociale, l’intrattenimento e la connessione. Le comunità più povere e fragili di Medellín hanno potuto beneficiare della costruzione dei Parchi Biblioteca, centri di comunità e hub sociali che sono stati costruiti nei Barrios più disagiati, partecipando a combattere fenomeni quali l’abbandono scolastico e aumentando la diffusione di cultura. All’interno dei parchi biblioteca persone di tutte le età conversano, prendono lezioni di inglese. Giovani madri, in cerchio, ascoltano i consigli in un’infermiera, come racconta questo articolo di Pacific Standard.

Bogotà: ironia e Ciclovia

Il concetto di città dei 15 minuti è stato interpretato in modo “creativo” da Bogotà. La città ha traslato il concetto adattandolo alle necessità dei caregiver. A Bogotà, infatti, più di 1,2 milioni di donne prestano assistenza a bambini, anziani e a persone con disabilità gratuitamente, dedicando spesso la loro intera vita ad aiutare senza la possibilità, ad esempio, di diplomarsi. Il Care Blocks di Bogotà sorgono quindi vicino alle abitazioni delle caregiver e forniscono servizi gratuiti come istruzione, assistenza sanitaria e lavorativa. Finora hanno permesso a 12.000 donne di ottenere un diploma.
Ma la creatività di Bogotà non si esaurisce qui ma ricade anche sulla mobilità cittadina.

Bogotà è stata tristemente famosa per il suo traffico e l’alta mortalità stradale: così, dal lontano 1974, ogni domenica e giorno festivo, parte della città si trasforma in un laboratorio sociale di mobilità dolce. La Ciclovia di Bogotà, che ha continuato a crescere (nei km di strada dedicata esclusivamente a pedoni e ciclisti) è stata imitata da moltissime altre città come modello di riappropriazione della strada da parte delle comunità. E ancora oggi, sta continuando a rivoluzionare la mobilità della capitale colombiana. Insieme ad altri piccoli interventi, spesso molto ironici, come quando i corrotti agenti di polizia stradale furono sostituiti con dei mimi, che fingevano reazioni di tristezza ogni volta che qualcuno commetteva un’infrazione stradale. Alla fine, la gente cominciò a seguire le indicazioni stradali dei mimi.

 

Si potrebbero riportare molti altri esempi di come l’anima latina delle comunità sudamericane sia capace di imprimere cambiamenti duraturi nelle città. Esempi come Ocupa tu Calle dimostrano come il coinvolgimento delle persone in interventi di urbanistica tattica sia una chiave nel cambiamento della vita e dei luoghi delle persone. Così come le Community Kitchen in Perù dimostrano che l’unione e la mutualità fra persone della stessa comunità possono rilevarsi strumenti efficaci nel fronteggiare crisi anche gravi.

Il potere di cambiamento delle comunità sudamericane, e la loro influenza sulle trasformazioni urbane ha ispirato  anche un libro intitolato Citizen-Led Urbanism in Latin America, che descrive le trasformazioni delle città latine attraverso l’impegno civico delle loro comunità.

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Per scoprire di più:

LIBRARY PARKS FOSTER COMMUNITY IN COLOMBIA – Pacific Standard

Bogotà, Colombia. Health and Wellbeing – Bloomberg Cities Network

The Art of changing City – Antanas Mockus for The New York Times

Ocupa tu Calle

Community Kitchen

The Urban Transformation of Medellín: A Case Study – Arch Daily

Itztapalapa Utopias 

Also Migrating From Latin America: A Wave of Urban Innovation – Bloomberg City Lab