Immaginate un parco giochi dove una bambina su una sedia a rotelle può raggiungere tutte le attrezzature. Dove un bambino con una disabilità sensoriale trova zone calibrate sulla sua soglia di stimolazione. Dove un adulto con disabilità motoria può sedersi a guardare o partecipare senza incontrare ostacoli. Non è fantascienza: è progettazione universale. Ed è ancora l’eccezione, quando dovrebbe essere la norma.

Il diritto di giocare, una questione ancora aperta

Lo sport e il gioco nello spazio pubblico sono da sempre oggetto di attenzione per chi lavora sulla rigenerazione urbana — come abbiamo già esplorato nell’articolo su come lo sport urbanism trasformerà le città e in quello sull’importanza dello spazio pubblico come motore di socialità. Eppure c’è una domanda che spesso manca: giocare in città è un diritto accessibile a tutti? La risposta, in Italia, è ancora spesso no.

I dati del Rapporto Osservatorio Valore Sport 2025 sono impietosi: oltre il 20% dei circa 77.000 impianti sportivi censiti in Italia presenta criticità strutturali gravi che ne limitano l’accessibilità. E delle oltre 112.000 realtà sportive registrate a livello nazionale, solo circa 5.700 propongono esplicitamente attività dedicate a persone con disabilità.

Un sistema sportivo che raggiunge oltre 37 milioni di italiani attivi ma che continua a lasciare indietro chi vive con una disabilità.

Il passaggio culturale necessario è stato ben sintetizzato dalla ricerca: dal concetto di integrazione — adattamento forzato di chi è diverso a spazi pensati per altri — a quello di inclusione, che significa progettazione universale fin dall’inizio. Non rampe aggiunte come ripensamento. Spazi concepiti per funzionare per tutti, da subito.

Progettazione universale. Un cambio di metodo, non solo di estetica

Il concetto di Universal Design — sviluppato da Ron Mace e colleghi negli anni Novanta e oggi standard di riferimento internazionale — stabilisce sette principi per la progettazione di ambienti che possano essere usati nel modo più ampio possibile, senza adattamenti speciali. Applicato ai playground, significa superfici percorribili da carrozzine, attrezzature raggiungibili a diverse altezze, segnaletica tattile e visiva per chi ha disabilità sensoriali, zone di decompressione per bambini con neurodiversità.

La ricerca internazionale mostra che i benefici di questa progettazione non riguardano solo i bambini con disabilità. I bambini con disabilità che giocano con altri bambini sviluppano capacità e un’immagine di sé positiva. E i bambini senza disabilità che crescono in spazi inclusivi sviluppano empatia, capacità di collaborazione e tolleranza alla diversità. Il playground inclusivo non è pensato per un segmento: è pensato per la comunità intera.

Un playground inclusivo deve offrire attività fisiche, socio-emotive e cognitive, ma anche posti di sosta e zone di ritiro per chi ha bisogno di pause. Deve considerare disabilità visibili e invisibili — motorie, sensoriali, cognitive. E deve partire, come ogni buon progetto di rigenerazione urbana, dall’ascolto: di chi lo userà, di come lo utilizzerà, di cosa ha bisogno per sentirsi al sicur. Secondo The Outdoor Magazine l’inclusività deve diventare il tema di maggior rilievo nella progettazione architettonica e urbana, al fine di ottenere ambienti versatili e soddisfacenti per il maggior numero possibile di cittadini.

Quando la comunità progetta il proprio spazio – Parco Schuster

Il caso più significativo in Italia di questo approccio è il progetto del Parco Inclusivo Universale a Parco Schuster, Roma — uno spazio verde nato per il Giubileo del 2000 e ora al centro di una trasformazione radicale promossa da Fondazione Tetrabondi, con il Dipartimento di Architettura di Roma Tre, il Dipartimento di Neuroscienze Umane della Sapienza e l’AITO (Associazione Italiana Terapisti Occupazionali).

Il progetto — che ha visto inaugurare il primo playground nel 2025 — non è partito da un bando tecnico ma da una ricerca partecipata: analisi dello stato di fatto, ascolto delle comunità con disabilità, elaborazione di linee guida per uno spazio che fosse davvero “progettato in nome dell’universalità e della mescolanza dei corpi, dei bisogni, delle competenze, dei desideri”.

Un’oasi dove “anche i più vulnerabili possano sentirsi liberi, e dove iniziare percorsi di autonomia e partecipazione attiva“.

Il percorso non è stato lineare: ritardi, difficoltà di finanziamento, lavori posticipati. Ma il modello che ha prodotto — ricerca universitaria, co-progettazione con le comunità disabili, partnership con il Comune e la Società Giubileo — è esattamente il tipo di processo che trasforma uno spazio fisico in un’infrastruttura sociale.

Le politiche nazionali: fondi ci sono, gli indirizzi un po’ meno

Il tema sta entrando anche nell’agenda politica. Il PNRR prevede la Missione 5, Componente 2, Investimento 3.1 — Sport e Inclusione Sociale: risorse per la realizzazione di nuovi impianti sportivi con particolare attenzione all’inclusività e al contrasto al degrado urbano.

Il Fondo Sport e Periferie ha stanziato 177 milioni di euro per il biennio 2023-2024 per sviluppare infrastrutture sportive inclusive nelle periferie urbane, con un accordo specifico per la realizzazione di 100 playground su tutto il territorio nazionale.

Il progetto Illumina di Sport e Salute — citato nel Rapporto Ossrvatorio Valore Sport 2025 — punta esplicitamente a creare playground gratuiti, accessibili a tutti, dove “favorire la socialità e l’inclusione“. La direzione è quella giusta. Il nodo critico resta la qualità progettuale: i fondi ci sono, ma la differenza tra un playground accessibile e uno davvero inclusivo si gioca nel metodo — nella capacità di ascoltare chi lo userà prima di disegnarlo.

Il valore allargato dei playground inclusivi per la comunità

C’è una dimensione di questo tema che supera la questione tecnica dell’accessibilità e tocca il cuore di ciò che fa di uno spazio pubblico uno spazio comune. Come abbiamo già scritto nell’articolo su come rendere le città inclusive per i bambini, lo spazio del gioco è il primo laboratorio di convivenza per le generazioni più giovani. Un playground dove bambini con e senza disabilità giocano insieme non è solo un’infrastruttura fisica: è un’infrastruttura sociale che insegna, ogni giorno, che la diversità non è un problema da gestire ma una risorsa da abitare.

Il playground inclusivo è anche un indicatore della qualità dell’intero spazio pubblico. Come osserva Il Giornale dell’Architettura, i parchi giochi rappresentano “uno spazio di possibilità in cui tutti i bambini, indipendentemente dalle loro abilità, hanno il diritto di crescere, imparare e divertirsi insieme”.

Dove questa promessa non viene mantenuta, l’esclusione non è un incidente: è una scelta progettuale, anche quando non intenzionale.

Ridefinire chi può giocare in città significa ridefinire chi appartiene alla città. I playground inclusivi non sono una concessione alle fragilità: sono il modo più concreto per affermare che lo spazio pubblico è davvero pubblico. Progettarlo per tutti non è un costo aggiuntivo, è la condizione perché abbia senso.

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Per approfondire:

Sport e disabilità: inclusione e autodeterminazione, Changes, 16 maggio 2026

Rapporto Osservatorio Valore Sport 2025, TEHA

PNRR M5C2 Investimento 3.1 Sport e Inclusione Sociale, Dipartimento per lo Sport – Presidenza del Consiglio dei Ministri,

Fondo Sport e Periferie, Dipartimento per lo Sport – Presidenza del Consiglio dei Ministri

Cos’è un parco giochi inclusivo: principi di Universal Design, KOMPAN Play Institute

Guida alla progettazione di parchi gioco inclusivi, HAGS

F. Casola, E. Gaiatto, Guida alla progettazione del parco giochi inclusivo: 11 consigli per unire divertimento ed inclusione, Global Project

Adolfo F. L. Baratta, Parchi giochi, luoghi necessari per l’inclusione, Il Giornale dell?architettura., 1° luglio 2025

Giorgia Betto, Il gioco è per tutti, The Outdoor Magazine, 3/2022

Il Parco Inclusivo Universale, Fondazione Tetrabondi ETS

Parco Schuster: finalmente un passo avanti. Gualtieri inaugura il primo playground, Fondazione Tetrabondi ETS, 13 aprile 2026

Laura Calcagnini (a cura di), Uno spazio inclusivo universale a Roma. Parco Schuster, Anteferma Edizioni, dicembre 2024

Lo Sport Urbanism come pratica sociale, Brand for the City, 14 luglio 2025

L’importanza dello spazio pubblico, motore di socialità, Brand for the City, 18 giugno 2024

Rendere le città più inclusive per i bambini, Brand for the City, 12 febbraio 2024

Cos’è una città inclusiva?, Brand for the City, 9 settembre 2022

Immagini: Adrian Taylor e Proludic