Per anni il depaving è stato raccontato come una pratica virtuosa ma di nicchia: volontari con i picconi, cortili di scuole riconvertiti a giardino, qualche esperimento pilota nelle periferie. Qualcosa sta cambiando. Genova ha appena fatto un passo che nessuna città italiana aveva fatto prima: ha inserito la depavimentazione nel proprio piano urbanistico, creando incentivi per i privati. Non è più solo una buona pratica. Sta diventando politica.
Cos’è il depaving e perché se ne parla da anni
Ne avevamo parlato in due articoli precedenti — Foreste urbane e depaving e Con il rewilding urbano la natura torna in città — ma vale la pena riprendere il filo, perché nel frattempo il contesto è cambiato in modo significativo.
Il depaving è la rimozione dell’asfalto e del cemento dagli spazi urbani — pubblici o privati — e la loro sostituzione con superfici permeabili, aiuole, prati, giardini, alberi. Nasce a Portland, Oregon, nel 2008, quando un gruppo di volontari fondò l’associazione Depave con il motto «rimuovere l’asfalto per lasciare respirare la terra»: persone con picconi e pale che si ritrovavano nei parcheggi abbandonati per creare verde dal basso. Da quel gesto spontaneo è cresciuto un movimento globale.
I vantaggi sono molteplici e ben documentati. Le superfici asfaltate assorbono più radiazione solare e rilasciano più calore, alimentando il fenomeno delle isole di calore urbane. La terra permeabile, al contrario, assorbe l’acqua piovana facilitando l’evapotraspirazione, riduce il rischio di allagamenti, aumenta la biodiversità urbana. E — dato meno citato ma non meno rilevante — il contatto quotidiano con la natura produce effetti misurabili sul benessere psicologico delle persone che abitano la città, come abbiamo già esplorato nell’articolo Il silenzio come infrastruttura invisibile dello spazio pubblico..

La svolta di Genova: il depaving entra nel piano urbanistico
Fino ad aprile 2026 il depaving era, in Italia, una pratica promossa ma non incentivata strutturalmente. Poi il Consiglio Comunale di Genova ha approvato una delibera che modifica il Piano Urbanistico Comunale introducendo sgravi sugli oneri di urbanizzazione per i costruttori privati che realizzano interventi di depavimentazione. È la prima volta che una città italiana inserisce questa pratica nel proprio strumento urbanistico principale e la trasforma in convenienza economica per i privati.
“Invece di costruire marciapiedi e parcheggi, i privati ricevono sgravi fiscali se scelgono di destinare i loro oneri di urbanizzazione a opere di depavimentazione“, spiega l’assessora all’Urbanistica Francesca Coppola, che ha promosso la delibera. La condizione è che chi interviene si impegni a occuparsi di quelle aree per i dieci anni successivi: non un’azione spot, ma un presidio di lungo periodo. Un modello che ricorda, per struttura, quello dei Patti di Collaborazione per la cura dei beni comuni — strumento che conosciamo bene.
A questo si aggiunge, a fine maggio, una seconda mossa di Genova: l’adesione al progetto di ricerca Biofear, promosso da CNR-IRSA con le Università di Trento, Foro Italico e Napoli Parthenope, per la depavimentazione di aree gioco e cortili scolastici. L’obiettivo dichiarato è ridurre la biofobia — cioè la paura e la diffidenza verso il mondo naturale che cresce nei bambini cresciuti in ambienti urbani interamente impermeabilizzati — attraverso il contatto quotidiano con terra, piante, insetti. Un tema che va ben oltre l’ambiente: riguarda la salute mentale delle nuove generazioni. Siamo infatti abituati a pensare che delle aree dismesse non si butti via niente e che debbano essere trasformate per forza in spazio costruito, ma in realtà basta cambiare mentalità e pensare di togliere invece di aggiungere, sostituendole con parchi e prati.
Milano e Bologna, il depaving come politica climatica
Genova è la prima a inserire il depaving nel piano urbanistico, ma non agisce nel vuoto. A Milano il Comune ha incluso la depavimentazione nel Piano Aria Clima, lo strumento per mitigare gli effetti del cambiamento climatico in città. Da ottobre 2021 a oggi sono stati realizzati quasi 340.000 metri quadrati di nuove aree verdi — parchi attrezzati, giardini, spazi pubblici distribuiti in tutti i municipi. Altri 367.000 mq sono in progettazione o in fase di realizzazione, per un totale di circa un milione di metri quadrati individuati come aree di intervento. Attualmente il Comune lavora su 27 cantieri attivi che prevedono depavimentazione. Uno dei casi più noti è via Bach, dove la sostituzione dell’asfalto con prato e piante ha abbassato la temperatura percepita e creato nuovi spazi di socialità.
A Bologna il programma Bologna Verde ha aggiunto una serie di interventi di depavimentazione nell’ambito di progetti di riqualificazione: in tutto è prevista la rimozione di asfalto e cemento da 100.000 metri quadrati in città. Scale diverse, stessa direzione: la rinaturalizzazione dello spazio urbano non è più un esperimento isolato ma una componente strutturale delle politiche climatiche locali.

Il quadro europeo e la spinta normativa
Dietro queste scelte locali c’è anche un’accelerazione normativa europea. Il Regolamento UE per il ripristino della natura, approvato nell’agosto 2024 e in vigore dal primo settembre 2026, prevede il recupero delle aree naturali anche attraverso la depavimentazione degli spazi urbani. Non è più solo virtuosismo: sarà un quadro di riferimento vincolante per gli Stati membri.
All’estero i casi più avanzati sono in Belgio e nei Paesi Bassi, dove i sistemi di ripristino del verde urbano sono già sistematici: La cittadina di Lovanio, in Belgio, stima che la rimozione di 6.800 mq di cemento possa consentire l’infiltrazione di circa 1,7 milioni di litri d’acqua, proteggendo la città sia dalle piogge intense che dalla siccità. A Parigi il governo ha stanziato 500 milioni di euro per incrementare il verde urbano attraverso, tra gli altri strumenti, il depaving. A Portland, dove tutto è iniziato, l’associazione Depave ha rimosso asfalto da oltre 70 parcheggi per un totale di 14.000 mq in sedici anni di attività
Depaving e comunità, la dimensione sociale che spesso si dimentica
C’è però un aspetto del depaving che le politiche climatiche tendono a lasciare in secondo piano, e che per noi è invece centrale: la sua dimensione comunitaria. Fin dalle origini — i volontari di Portland con i picconi — il depaving è stato un atto collettivo prima ancora che ambientale. Togliere asfalto insieme, progettare insieme cosa mettere al posto, prendersi cura insieme del nuovo spazio: sono pratiche di attivazione sociale che trasformano un intervento tecnico in un processo di costruzione di comunità.
La scuola con il cortile depavimentato non è solo più fresca d’estate. È uno spazio in cui i bambini sviluppano un rapporto diverso con la natura e con i propri compagni. Il parcheggio trasformato in giardino di quartiere non è solo un polmone verde. È un luogo che dà un motivo per fermarsi, incontrarsi, riconoscersi. Come abbiamo scritto nell’articolo sul senso di appartenenza al luogo, la qualità dello spazio pubblico è uno dei fattori più potenti nella costruzione della place identity — il legame emotivo con il luogo che abitiamo. Il depaving, fatto bene, è uno strumento di rigenerazione identitaria oltre che ambientale.
Il modello di Genova — che impegna chi depavimenta a presidiare lo spazio per dieci anni — va esattamente in questa direzione: non l’intervento spot, ma la cura continuativa. Non il gesto, ma la relazione. È la stessa logica che guida i migliori progetti di brand urbanism: trasformare uno spazio non basta. Bisogna abitarlo, animarlo, tenerlo vivo nel tempo.
Da Portland a Genova, il depaving ha percorso molta strada. Ha smesso di essere un gesto di resistenza e ha iniziato a diventare politica. Ma la cosa più interessante non è che le città tolgano asfalto: è che, togliendo asfalto, stiano riscoprendo che lo spazio pubblico non è una superficie da gestire. È un campo da abitare.
Per approfondire:
Verso città meno asfaltate: Genova e il depaving nel piano urbanistico, Il Post, 20 maggio 2026
Bologna Verde: il programma di interventi e azioni, Comune di Bologna, 23 giugno 2025
Piano Verde Strategico per Lovanio, Landscape First
RIpristino della natura, EUR-Lex, Unione Europea, aggiornamento 3 ottobre 2025
Con il rewilding urbano la natura torna in città, Brand for the City, 20 maggio 2025
Immagini: Città di Lovanio e Elle Hygge
